di Stefano Cascioli


goreckiAncora oggi, nelle sale da concerto o negli ambienti più accademici dei Conservatori, vi è una certa diffidenza nell’approcciarsi alla musica contemporanea, considerata a priori qualcosa di ‘sgradevole’, provocatoria, o troppo difficile da comprendere. A sfatare un tabù solo in parte vero, le opere di Henryk Górecki dimostrano come sia stato possibile scrivere musica nuova, nel contempo moderna e piacevole all’ascolto. L’etichetta americana Nonesuch ha recentemente ristampato le proprie registrazioni (sette cd risalenti prevalentemente agli anni ’90), dedicate al compositore polacco. Non si tratta di un corpus completo, bensì di una raccolta che unisce opere di epoche e generi differenti, sufficienti per inquadrare i tratti salienti del pensiero musicale di un compositore tanto singolare quanto suggestivo.

gorecki-miserereLa semplicità del gesto musicale è una delle caratteristiche principali del suo linguaggio, costituito prevalentemente da elementi armonici semplici (talvolta triadici o tonali), che vengono reiterati nel tempo. Non si tratta, però, del procedimento compositivo tipico del minimalismo americano. Mentre autori come Reich o Glass sviluppano il materiale di principio progressivamente, Górecki “spezza” nettamente il discorso musicale, per creare d’improvviso situazioni di ascolto nuove, e spesso teatralmente opposte. Questo emerge chiaramente dai tre quartetti, per l’occasione eseguiti dal quartetto Kronos, particolarmente abile nel saper entrare con lucidità nelle atmosfere più lugubri, per poi repentinamente precipitarsi nelle parti più ritmiche ed ossessive (a tratti stravinskiane), in particolare nel secondo, forse dei tre il quartetto più suggestivo. Un procedimento compositivo simile lo troviamo nelle Tre danze del 1973, vere perle d’orchestrazione e ritmica, che purtroppo non appaiono in questo integrale.

Un altro locus topicus di Górecki è la presenza di lunghe distese sonore molto scure e tetre, che avvolgono l’ascolto di angoscia ed inquietudine. Basti pensare al Lerchenmusik, op. 53, brano “spettrale” per clarinetto, violoncello e pianoforte, piuttosto che ad alcuni lavori corali, tra cui il celebre Miserere. Da queste pagine emerge chiaramente la sofferenza ed il martirio del popolo polacco, che, nel secondo dopoguerra, ha trovato la più alta testimonianza musicale proprio in Górecki, assieme alle opere dell’altro grande polacco del secondo Novecento, Witold Lutosławski.

gorecki-sympony-3È proprio dal dramma del genocidio nazista che Górecki trovò ispirazione per la sua opera più nota in assoluto: la Terza sinfonia, detta “dei canti lamentosi”, che qui viene proposta nell’incisione della London Sinfonietta diretta da David Zinman, con soprano Dawn Upshaw, che all’epoca ebbe grande successo. Non altrettanto nota, ma sicuramente di grande impatto, è la quarta sinfonia, l’ultima opera composta da Górecki prima della morte, eseguita dalla London Philharmonic Orchestra, con Andrey Boreyko sul podio. Non sempre l’insieme è ottimale, ma l’esecuzione è molto coinvolgente, di grande piglio e dalle sonorità trascinanti.

Non manca, inoltre, una certa ironia nel Concerto per clavicembalo, composto da due brevi allegri in moto perpetuo, che la solista Elzbeita Chojnacka esegue con gusto e spirito briosi. Il catalogo completo di Górecki è molto più vasto, e comprende anche notevoli lavori pianistici, ma già questo cofanetto è sufficiente per presentarci a dovere un grandissimo del ventesimo secolo.

Pubblicato il 2017-01-03 Scritto da StefanoCascioli

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