di Redazione

PJ_Jarvi_ParisDopo il fortunato disco dedicato a Henri Dutilleux (1916-2013) e premiato recentemente dalla rivista francese Classica, esce per l’etichetta Erato la seconda fatica discografica dell’Orchestre de Paris diretta da Paavo Järvi. Un doppio album monografico omaggia diversi lavori sinfonici di Sergej Rachmaninoff, registrazione live di concerti tenutisi nel 2011 e nel 2013 alla Salle Pleyel parigina, importanti tappe di un proficuo percorso condotto da direttore e orchestra negli ultimi sei anni, che volge ormai al suo termine. Da più di un anno il direttore estone ha infatti deciso di lasciare l’incarico al termine del suo contratto (dal 2016 gli succede Daniel Harding), per potersi dedicare al nuovo impegno sul podio della NHT Orchestra di Tokyo, alla ormai decennale collaborazione con la Kammerphilharmonie di Brema e agli altri numerosi progetti in cui è coinvolto.

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Il percorso di Rachmaninov nel genere sinfonico non è stato continuativo o altrettanto soddisfacente come quello pianistico: un disastroso esordio con la Prima Sinfonia (1897), l’inaspettato successo della Seconda (1906) e le durissime critiche sulla Terza (1936), composta negli anni dell’esilio ed eseguita per la prima volta dalla Philadelphia Orchestra sotto la bacchetta di Stokowski. Paavo Järvi è qui ottimo nel rendere il carattere melanconico e nostalgico di questa pagina, senza mai eccedere nel trasporto, accentuando invece alcune spigolosità armoniche e ritmiche che mostrano un Rachmaninov più modernista di quello che ci si aspetti.

Con un salto nel tempo si torna agli esordi con il Capriccio Bohémien (1894), forte di una lettura fresca ed energica che mette in rilievo il suo carattere capriccioso, teso tra zone d’ombra ed episodi gypsy. Nelle Danze Sinfoniche (1941), testamento musicale spesso considerato alla stregua di una Quarta Sinfonia, sono invece i legni fare la parte del leone. Pärvi è un musicista esperto ed attento, che riesce a esaltare al meglio l’identità timbrica dell’orchestra. «Ho provato ad analizzare il motivi per i quali i legni in particolare riescono a ottenere un timbro che è ricco e cristallino allo stesso tempo e penso che questo derivi dalla personalità di ogni musicista. In altri paesi i musicisti sono ossessionati dal voler produrre un suono omogeneo. Anche qui ovviamente questo accade, ma loro si vedono soprattutto come solisti: questo fa una grande differenza», ha dichiarato il direttore.  Meticoloso il lavoro di cesello e pare intravedere ora Prokof’ev nell’accentuazione dell’andamento ritmico, ora il suo potere immaginifico di Rimskij-Korsakov.

Di grande suggestione è la lettura tesa e drammatica del poema sinfonico giovanile La roccia (1894), che deve l’ispirazione tematica a Čechov mentre quella musicale a Čajkovskij; in coda, la versione orchestrale del celebre Vocalise (1915) a guisa di bis concertistico. La lettura di Paavo Järvi – da poco nominato artista dell’anno da Grammophone –  è sempre attentissima, fisica, vibrante, tendente alla nitidezza più che alle atmosfere scure. Un bel congedo discografico che in un percorso a zig zag tra la fase giovanile e tarda del compositore russo riporta l’ascoltatore all’hic et nunc e all’intensità del concerto dal vivo.

Il Corriere Musicale desidera ringraziare Warner Classic per l’ascolto del file audio

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Pubblicato il 2015-11-08 Scritto da BarbaraBabic

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