Jeffrey Tate alla Fenice, sontuoso «Idomeneo»


Quarta volta in settant’anni per l’opera di Mozart nel teatro veneziano (la prima, nel 1947, è stata anche la prima italiana, 166 anni dopo il debutto). Questo dà l’idea di quanto sia raro il capolavoro sulle nostre scene


di Cesare Galla

Le “note di regìa” pubblicate sui programmi di sala dei teatri d’opera si dividono essenzialmente in due generi: il pleonastico (spiegare quello che ciascuno può vedere da sé) e l’inutile (spiegare quello che comunque nessuno riesce a capire). Nell’uno e nell’altro caso, sono un esercizio sempre più desueto. Nell’era della comunicazione diffusa e multimediale, infatti, ben prima che si levi il sipario lo spettatore informato già sa, grazie ai media (tradizionali e non,) quello che va a vedere. E poiché l’unico elemento di un’opera considerato in grado di suscitare interesse o curiosità (lo scandalo è un colpo gobbo che riesce sempre meno) è la regia, ecco perché le “note” sono ormai poco coltivate: le troviamo anticipate, molto più ad effetto, sui giornali e in rete.

Un bell’esemplare all’antica di queste esternazioni, però, si può trovare nel “libro” pubblicato in occasione delle rappresentazioni di Idomeneo, spettacolo inaugurale della stagione della Fenice. Il regista Alessandro Talevi coglie due aspetti principali nell’opera di Mozart su libretto di Giambattista Varesco, la necessità del cambiamento (oggi la chiamano rottamazione: il vecchio re deve sgombrare il campo e lasciare il posto al figlio) e la spinosa questione dell’integrazione fra i popoli accentuata dall’ondata migratoria. Nel melodramma, secondo il regista, questo tema si riflette nel rapporto fra i greci di Creta (padroni a casa loro, insensibili, decadenti e viziosi) e i profughi di Troia, straccioni, disperati e vittime di inutili soperchierie.



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L'autore: Cesare Galla

Scrive di musica dall'età di 20 anni, quando ancora seguiva gli studi musicologici nelle università di Bologna e Venezia, dopo il liceo classico. A 25 è diventato giornalista professionista e ha lavorato al Giornale di Vicenza come redattore, caposervizio e vice caporedattore fino al dicembre del 2014.Si è occupato di cronaca nera e bianca, di politica, di web e mondo digitale e soprattutto di spettacoli e cultura, guidando fino al 2012 le pagine ad essi dedicate. Contemporaneamente, ha sempre svolto la critica musicale, dal 1996 anche sul quotidiano veronese L’Arena. Negli ultimi 40 anni ha recensito migliaia di concerti e centinaia di rappresentazioni operistiche e ha pubblicato alcuni libri (sulle Sinfonie di Beethoven, sulla storia della Società del Quartetto di Vicenza, sul festival Settimane Musicali al teatro Olimpico, sulle rappresentazioni verdiane nel Veneto, raccontate attraverso cinque lustri di recensioni). Oggi collabora da "cronista di musica" e osservatore del mondo della cultura con Il Corriere Musicale e con la testata veneta di informazione online Vvox. Il suo sito personale d'informazione, musicale ma non solo, è www.cesaregalla.it.

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