L’archivio di Claudio Abbado: destinazione Berlino


di Simeone Pozzini

«La notizia secondo me è bellissima, lavoravamo da tanto a questa operazione. Abbiamo fatto un accordo con due istituzioni di grandissimo prestigio a Berlino: la Biblioteca di Stato, che dipende dai Musei, ed i Berliner Philharmoniker, che non richiedono alcun commento». Sono le dichiarazioni rilasciate al Corriere Musicale da Paolo Lazzati, raggiunto telefonicamente a Berlino dove si trova in queste ore: è presidente della Fondazione Claudio Abbado, nata alla fine del 2014 per volontà dei figli del direttore (Daniele, Alessandra, Sebastian e Misha) con il fine di “conservare, tramandare e valorizzare il lascito musicale di Claudio”.

foto Kasskara/DG

foto Kasskara/DG

Un lascito vasto che comprende i materiali lavorativi di Claudio Abbado, anche Senatore della XVII legislatura del Parlamento italiano, scomparso il 20 gennario 2014. È di oggi la notizia, diffusa dai Berliner Philhamoniker, che annuncia l’accordo tra istituzioni per l’acquisizione del lascito: la Fondazione Claudio Abbado, la Biblioteca di Stato ed i Filarmonici. «I materiali – prosegue Lazzati – saranno ospitati dalla Biblioteca, ma i Berliner avranno la facoltà e l’opportunità di tenere vivo questo archivio, non solo potendo chiedere di accedervi per consultazione ma anche per fare mostre con le partiture di Abbado. Un ottimo accordo». L’Accademia Nazionale di Santa Cecilia avrà un accesso privilegiato all’archivio digitale.

In cosa consiste esattamente questo archivio?
«Tutte le partiture sulle quali Abbado ha studiato nel corso del tempo, sulle quali continuava a lavorare e moltiplicare segni, dai quali si possono ricostruire le sue idee interpretative. Vi sono complessivamente millesettecento partiture, anche se quelle sulle quali ha effettivamente lavorato sono circa un migliaio. Poi ci sono tutti i suoi dischi e dvd pubblicati, ed anche alcuni di altri interpreti che conservava perché quando studiava li riascoltava. Poi ci sono i libri di musicologìa».

La corrispondenza?
«Ci sarà appena sarà riordinata. E poi direi basta. La bacchetta a titolo di ricordo. Inoltre la Biblioteca di stato dedicherà una sala ad Abbado».

Con materiali visionabili?
«Con materiali che saranno visionabili tutti lì in una sala di lettura».

Come è stata scelta la destinazione dell’archivio?
«In realtà sono loro che hanno scelto noi. La proposta è arrivata prima dai Berliner, poi i Berliner non avevano le capacità tecniche ed organizzative per ospitare un archivio di quella dimensione, quindi è stato fatto un accordo a tre che è veramente unico nella storia. Due istituzioni così diverse ma che operano insieme».

Non era possibile tenere questo archivio in Italia depositato presso qualche istituzione? Lei mi sta dicendo che non sono arrivate proposte da istituzioni italiane quindi...
«Un archivio lo si mette dove viene meglio conservato e dove è più facilmente accessibile e questa è una fortuna anche per gli italiani, non solo per i berlinesi. Io credo che sia un motivo d’orgoglio avere ospitato questo archivio a Berlino, più che un motivo di rammarico».


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L'autore: Simeone Pozzini

È pianista e critico musicale. È stato tra i fondatori e successivamente direttore artistico del Festival ContemporaneaMente di Lodi. Ha registrato per Stradivarius. Ha fondato e dirige Il Corriere Musicale. È stato tra i collaboratori del canale televisivo Classica in onda su Sky.

C'è un commento all'articolo

  1. Mara Marantonio

    Grazie per l’articolo, che chiarisce molto bene le ragioni dell’acquisizione. Confesso che, in un primo momento, quando ho letto che il lascito musicale ed artistico di Claudio Abbado sarebbe stato trasferito a Berlino, ho provato un senso di sgomento e rabbia, come se mi fosse tolto qualcosa di molto importante per me. Anche se non l’ho mai conosciuto direttamente, ho un profondo affetto e infinita gratitudine per il Maestro (che non amava essere chiamato così, ma per me lo sarà sempre). E, dal mio punto di vista, ammetto di esser piuttosto…gelosa di lui. Poi ho riflettuto, considerato tutti i termini della questione e ora sono davvero felice di questo accordo. Quel lascito non è qualcosa di museale da chiudere per sempre in un polveroso armadio e magari dimenticarlo, ma realtà viva, palpitante, fonte di gioia e di ispirazione per tutti coloro -musicisti di professione e non- che amano l’Arte e la Gioia. Come il suo Autore, che ci ha insegnato tanto, fino al suo ultimo giorno tra noi.

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