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La musicassetta compie 50 anni!

Vittorio De Iuliis di Vittorio De Iuliis
27 Febbraio 2012
in Approfondimenti
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Una grande invenzione Philips che aveva rivoluzionato la fruizione musicale e fatto nascere la moderna playlist personalizzata


di Vittorio De Iuliis


Nel 1962 la crisi dei missili di Cuba teneva sotto scacco il mondo intero, esposto alla minaccia di una possibile guerra nucleare tra gli Stati Uniti di Kennedy e l’Unione Sovietica di Chruščëv. Il chimico Linus Pauling vinceva il suo secondo Nobel, questa volta per la Pace; mentre West Side Story, Lo spaccone e Colazione da Tiffany si spartivano gli Oscar, Carmelo Bene metteva in scena il suo primo Amleto. Nelle edicole italiane faceva la sua comparsa Diabolik.

Tra le innovazioni tecnologiche di quel lontano 1962, la più importante fu probabilmente la messa in orbita del satellite Telestar, che spalancò le porte alle telecomunicazioni via satellite, tra cui le trasmissioni televisive intercontinentali. Nel mondo della musica, quando i Beatles dovevano ancora diventare i Beatles, il vinile andava per la maggiore: la diffusione era molto alta, i prezzi non proibitivi, e la qualità di ascolto migliorava sensibilmente di anno in anno, anche grazie all’introduzione della tecnologia Stereo, vera svolta nel mondo dell’High-Fidelity. Philips, da sempre attenta allo sviluppo di nuove tecnologie, inventò quell’anno la musicassetta, destinata a rivoluzionare, nei successivi decenni, almeno tre aspetti fondamentali: modalità d’ascolto, prezzi e possibilità di registrazione per l’utente comune.

L’idea della musicassetta deriva direttamente da quella del nastro magnetico a bobina aperta, che fin dagli anni ’30 costituiva il più versatile mezzo di memorizzazione per l’informazione analogica (ma anche digitale). La registrazione su nastro magnetico si basa su uno dei più importanti risultati della Fisica moderna: la scoperta dei campi elettromagnetici, e nello specifico dell’inscindibile legame tra i fenomeni elettrici e quelli magnetici, due facce della stessa medaglia. Il nastro magnetico è costituito da un particolare tipo di materiale, detto ferromagnetico, che presenta l’interessante proprietà di memorizzare, per così dire, l’azione che su di esso ha un campo magnetico agente dall’esterno. Quando un nastro viene magnetizzato sotto l’azione di un campo elettromagnetico, esso tende a conservare l’informazione a meno che non intervengano forze esterne che ne annullino la magnetizzazione. Immaginate dei minuscoli campi di girasoli, tutti allineati al passare del sole. Ecco, i domini di Weiss che caratterizzano i materiali ferromagnetici funzionano proprio così: un campo elettromagnetico li orienta come fa il sole con i suoi contemplatori floreali. Appena il campo (sole) viene spento (tramonta), essi rimangono nella posizione memorizzata fino a che non vi dimenticate la musicassetta sul cruscotto o nei paraggi di una qualche apparecchiatura elettrica. Esatto, tipicamente la nefasta smagnetizzazione del nastro avviene per l’esposizione di quest’ultimo a temperature troppo elevate o per l’azione di un altro campo elettromagnetico sufficientemente intenso.

Le novità dell’invenzione targata Philips furono principalmente la miniaturizzazione del nastro magnetico e il sistema a due bobine a funzione invertibile: il nastro avvolto nella bobina debitrice scorre fino ad essere letto da una testina in grado di percepire la natura della magnetizzazione del nastro e convertirla in un segnale elettrico ad informazione sonora; il nastro appena letto viene avvolto nell’altra testina, detta raccoglitrice. Girando la musicassetta (non passò molto prima dell’introduzione dell’auto-reverse), le due testine si scambiano di ruolo: il nastro magnetico che esse accolgono ha infatti quattro tracce, due (una per canale) per lato di riproduzione. Questo ingegnoso sistema rivela tutti i vantaggi e gli svantaggi della musicassetta. Per quanto riguarda i vantaggi, essa è ragionevolmente semplice da produrre industrialmente, a costi bassi, e il prodotto finale ha dimensioni contenute. La tecnologia di riproduzione, inoltre, non è particolarmente innovativa e dunque non introduce costi spropositati che scoraggino il consumatore medio. La caratteristica positiva più importante, che peraltro ha garantito la sopravvivenza delle musicassette fino ad oggi, resta la capacità di registrazione economica e pratica che le contraddistingue, che permette non solo la registrazione amatoriale in presa diretta, ma anche la relativamente semplice duplicazione di nastri già registrati. D’altro canto, gli svantaggi sono notevoli: per quanto nel corso degli anni la qualità delle registrazioni e del nastro sia notevolmente migliorata, i limiti tutti analogici della musicassetta non sono mai scomparsi, a partire dal rumore di fondo e dalla scarsa gamma dinamica (soprattutto rispetto al concorrente vinile), fino all’inevitabile perdita di qualità del nastro ascolto dopo ascolto e ai rischi di smagnetizzazione, per non parlare della testina di riproduzione/registrazione, sempre incline a disallinearsi. Fragilità e deteriorabilità del nastro sono state esasperate dalla necessità di introdurre musicassette sempre più capienti: dai 23-30 minuti per lato degli esordi si è arrivati fino ai 60 della maturità del prodotto.

Il successo della musicassetta fu segnato da costi e dimensioni contenute, che le consentirono di rivoluzionare il settore dell’ascolto portatile. I lettori di musicassette si impadronirono del mercato dell’ascolto in automobile, e nel 1979 Sony introdusse il walkman, dispositivo grande meno di un libro tascabile che da quel momento ha rivoluzionato l’intero settore, la cui importanza oggi finisce per essere spesso sottostimata. Da non dimenticare anche l’apporto notevole che l’invenzione diede al nascente mondo dei personal computer: negli anni ’80 i grandi e costosi floppy disk erano appannaggio di pochi fortunati, mentre i nastri digitali garantivano ancora una volta prezzi molto contenuti e un’ottima capacità di memorizzazione: chiunque abbia posseduto un Commodore 64, o uno ZX Spectrum ricorderà con un pizzico di nostalgia i lunghissimi tempi di caricamento dei programmi salvati sulle cassette a doppio lato: blu per lo Spectrum e arancio per il Commodore. Inutile dire che il declino della musicassetta, nonché della videocassetta (sua parente stretta al pari della microcassetta) sia stato segnato dalla nascita dell’audio digitale e, nello specifico, dall’invenzione del compact-disc, peraltro proprio ad opera di Philips e Sony, le due aziende che avevano saputo fare della musicassetta un prodotto universale. Il disco ottico ha conquistato man mano il mercato, riuscendo a raggiungere il nastro magnetico in ognuna delle sfide che esso aveva posto nella sua declinazione portatile: maggiore qualità d’ascolto, prezzi competitivi, robustezza e portabilità. L’unico baluardo che sembrava destinato a resistere all’invasione del cd, ovvero la grande facilità di registrazione in tempo reale, è infine caduto con l’introduzione dei lettori portatili digitali, che da tempo insidiano anche la vita del compact-disc.

Dopotutto, è la lunga storia delle innovazioni tecnologiche, che portano migliorie, è vero, ma anche un bel po’ di sana nostalgia.

© Riproduzione riservata

Tags: La musicassetta compie 50 anni
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Vittorio De Iuliis

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Giovane critico musicale, affianca da sempre alla pura formazione scientifica un bruciante amore per la musica. Ne scrive, sempre dalla parte del pubblico, tentando di gettare ponti e immaginare collegamenti con gli altri campi del sapere e dell'arte.

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