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Magico Mikhail Pletnëv a Milano

Il grande artista immerso in un programma complesso, tra Dvořák e Brahms

Luca Chierici di Luca Chierici
17 Dicembre 2022
in pianisti, Pianoforte
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Home pianisti
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di Luca Chierici

Il titolo di Last Romantic che era stato affibbiato allo Horowitz degli ultimi anni di carriera va trasferito direttamente a Mikhail Pletnëv, non ci sono dubbi. Egli è rimasto l’unico pianista in grado di piegare al proprio gusto, al proprio fraseggio, alle proprie dita qualsivoglia spartito collocato storicamente tra Ottocento e Novecento.

E il confronto tra Pletnëv e altri colleghi, soprattutto più giovani, è da un certo punto di vista impietoso, perché nessuno oggi è come lui in grado di rileggere il repertorio partendo dall’idea che l’interprete può tutto, anche stravolgere ciò che ascoltiamo quotidianamente. Con un  suono bellissimo,  coadiuvato dalla presenza di uno Shigeru Kawai accordato secondo i suoi dettami e salutato dallo stesso pianista al termine del concerto con una piccola pacca sul mobile ligneo, così come si fa nei confronti di un animale domestico fedele al quale si è da lungo tempo affezionati.

Il programma scelto per il suo recital annuale – qui eravamo a Milano, alle Serate Musicali – era particolarmente complesso e frammentato: pagine brahmsiane molto note intercalate da pezzi da salotto di Dvořák sconosciuti ai più, le due parti della serata eseguite senza soluzione di continuità. Il Brahms di Pletnev è giustamente affrontato sull’onda del ricordo e in particolare sono piaciuti immensamente i tre Klavierstücke dell’op.117. Il segno brahmsiano non è stato oggetto di personalizzazione, ma non così è avvenuto per le pagine di Dvořák, dove il pianista si è concesso molte licenze e ha tagliato diversi numeri appartenenti ai Quadri poetici op. 85. Licenze davvero poetiche perché quei testi vanno interpretati secondo l’estro del momento, senza una pedante precisione riguardante il segno scritto. E bene ha fatto Pletnëv a trasportarci in un milieu mitteleuropeo di fine ‘800, fatto di piccole scene di vita borghese che molto richiedono all’esecutore in termini di gusto e di evocazione di tempi lontani. Non vi era una chiave segreta per interpretare le scelte e gli accostamenti voluti dal pianista, e una volta tanto si sono ascoltate successioni di pagine che si presentavano senza particolari connessioni interne se non quelle di un gusto personale sopraffino. Naturalmente la qualità delle composizioni brahmsiane si percepiva eccome, ma del mondo di Dvořák si sono colti frammenti di reminiscenze antiche che personalmente mi hanno richiamato le hall dei Grand Hotel dei primi del Novecento, come quella dove si svolgevano le famose scene di Morte a Venezia. Pagine senza un particolare programma che si prestavano a un salotto di eleganza e raffinatezza estreme sono state proposte da Pletnëv con le armi di un pianismo immacolato dai timbri seducenti. E il pubblico si è dovuto arrendere, soggiogato, ai desideri del pianista, anche quando ha concesso come bis squisiti il più famoso dei Notturni chopiniani e il più ammaliante degli Studi di Skriabin.

Foto © Luca Chierici

Pianisti di questo tipo sono letteralmente scomparsi dalla faccia della terra e le generazioni più giovani possono a ragione ascoltare e osservare Pletnëv come se fosse l’unico esemplare vivente di una stirpe che si è definitivamente estinta. Perché nessun giovane, oggi, potrebbe mai tentare di evocare questo particolare approccio alla tastiera: ne uscirebbe un ridicolo plagio che non interessa a nessuno. Complimenti quindi a lui per l’artista che è, e doppi complimenti per avere puntato l’attenzione su un autore così poco conosciuto, con una disposizione alla lettura (tutto a memoria, si intende) del repertorio cosiddetto minore che quasi nessun artista di oggi ha il coraggio (e le capacità) di affrontare.

Tags: Mikhail Pletnev
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Luca Chierici

Luca Chierici

Luca Chierici, nato a Milano nel 1954, dopo la maturità classica e gli studi di pianoforte e teoria si è laureato in Fisica. Critico musicale per Radio Popolare dalla fine degli anni '70 e per Il Corriere Musicale dal 2012, collabora alle riviste Musica e Classic Voice dalla fondazione. È autore di numerosi articoli di critica discografica e musicale, di storia della musica e musicologia, programmi di sala e note di lp e cd per importanti istituzioni teatrali e concertistiche e case discografiche. Ha collaborato per molti anni alle riviste Amadeus, Piano Time, Opera, Sipario. Ha condotto Il terzo anello per Radiotre e ha implementato il data base musicale per Radio Classica. Ha pubblicato per Skira i volumi dedicati a Beethoven, Chopin e Ravel nella collana di Storia della Musica. Ha curato numerose voci per la Guida alla musica sinfonica edita da Zecchini e ha tenuto diversi cicli di lezioni di Storia della musica presso i licei milanesi. Nell'anno accademico 2016-2017 ha tenuto un ciclo di seminari di storia dell'interpretazione pianistica presso il Conservatorio di Novara (ciclo che è stato replicato per l'anno 2017-2018 al Conservatorio di Piacenza). Appassionato di tecnologia, ha formato nel corso degli anni una biblioteca digitale di oltre 140.000 spartiti e una collezione di oltre 70.000 registrazioni live. Nel 2007-2008 ha contribuito in qualità di consulente al progetto di digitalizzazione degli spartiti della Biblioteca del Conservatorio di Milano. Dal 2006 collabora alla popolazione del database della Petrucci Library (www.imslp.org).Dal 2014 è membro della Associazione nazionale Critici musicali.

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