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Home pianisti

Un importante traguardo per Beatrice Rana

Alla società dei Concerti di Milano il recital della pianista salentina. Foto © Camilla Borò

di Luca Chierici
16 Dicembre 2022
in pianisti, Pianoforte
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Un importante traguardo per Beatrice Rana
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di Luca Chierici

Per i suoi recital di fine anno, in questo caso per la milanese Società dei Concerti, Beatrice Rana ha preparato un programma singolare che, se vedeva nella mitica “106” di Beethoven il piatto forte, si è rivelato globalmente affascinante e ha messo in luce una ulteriore maturazione artistica da parte di una  pianista da tempo acclamata in tutto il mondo.

Lanciata oramai da qualche anno anche grazie alle sue performance nel contesto dei Concerti per pianoforte e orchestra, che le hanno assicurato un plauso unanime, e alle sue apparizioni accanto a validi strumentisti, in quello della musica da camera, la Rana ha in questo caso affrontato il ben più impegnativo recital solistico precisando più che in passato le proprie volontà di scelta di repertorio e soprattutto di coraggiosa presa di posizione a volte controcorrente. Non è facile oggi per un interprete attingere a un  repertorio ben conosciuto rispettando il lascito dei grandi pianisti del passato più o meno recente e allo stesso tempo ribadendo con fermezza le proprie scelte, i propri convincimenti. E questo indirizzo ha rappresentato la caratteristica più interessante del recital dell’altra sera.

Che Beatrice Rana avesse capacità da vendere nell’affrontare tecnicamente il programma costituito appunto dalla “106” di Beethoven, dalla Sonata op. 35 di Chopin e da una scelta di Preludi e Studi di Skriabin (difficilissimo lo studio op. 42 n. 5, cavallo di battaglia di Horowitz) era dato quasi per scontato. Ma non così scontata era la proposta di legare senza soluzione di continuità sei pezzi di Skrjabin, scelti accuratamente in modo da rivelare una certa loro consequenzialità , di immergere la “Marcia Funebre” chopiniana in un alone di suono quasi pre-impressionistico, centellinando il cantabile centrale con indubbia partecipazione e soprattutto di sottolineare nel famoso finale un fraseggio che si opponeva ai canoni di eguaglianza quasi sempre ostentati dai grandi del passato, quasi una versione alternativa al mitico esempio di Michelangeli. E anche nel primo movimento la Rana ha seguito con intelligenza la relativamente recente posizione di Pollini, che fa iniziare il ritornello dalle battute iniziali, da sempre considerate come solamente preparatorie alla comparsa del tema principale.

Nella sonata beethoveniana per eccellenza si è notata nel primo movimento l’attenzione a certi particolari strutturali, solitamente omessa da quasi tutti gli interpreti. Nell’Adagio era palpabile una particolare partecipazione verso un cantabile dai contorni narrativi, e nel proibitivo finale la quasi impossibile ricerca di una sintesi tra la chiarezza polifonica e la velocità imposta dal metronomo originale. Non ricordo una simile concentrazione esecutiva dai tempi del giovane Pollini, solista che rimane ancora oggi uno dei più luminosi esempi di totale immersione in un testo di così straordinaria densità intellettuale.

Nel corso di tutte queste letture si è ammirata, in altre parole, la capacità di sintesi tra gli aspetti armonici,  narrativi e puramente tecnici del discorso. Un traguardo che sicuramente avrà una ulteriore evoluzione nel prossimo futuro, se Beatrice Rana saprà oculatamente indirizzare le proprie scelte di repertorio tenendo conto sia delle proprie preferenze personali, sia dei parametri di progettualità che debbono essere sempre alla base di una scelta culturale.

L’esecuzione della “106” avrebbe potuto concludere senz’altro un programma così impegnativo, lontano dalle pur ammalianti melodie di un Saint-Saëns rivisto languidamente da Godowsky e da un brillante Debussy concessi come bis.

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Luca Chierici

Luca Chierici

Luca Chierici, nato a Milano nel 1954, dopo la maturità classica e gli studi di pianoforte e teoria si è laureato in Fisica. Critico musicale per Radio Popolare dalla fine degli anni '70 e per Il Corriere Musicale dal 2012, collabora alle riviste Musica e Classic Voice dalla fondazione. È autore di numerosi articoli di critica discografica e musicale, di storia della musica e musicologia, programmi di sala e note di lp e cd per importanti istituzioni teatrali e concertistiche e case discografiche. Ha collaborato per molti anni alle riviste Amadeus, Piano Time, Opera, Sipario. Ha condotto Il terzo anello per Radiotre e ha implementato il data base musicale per Radio Classica. Ha pubblicato per Skira i volumi dedicati a Beethoven, Chopin e Ravel nella collana di Storia della Musica. Ha curato numerose voci per la Guida alla musica sinfonica edita da Zecchini e ha tenuto diversi cicli di lezioni di Storia della musica presso i licei milanesi. Nell'anno accademico 2016-2017 ha tenuto un ciclo di seminari di storia dell'interpretazione pianistica presso il Conservatorio di Novara (ciclo che è stato replicato per l'anno 2017-2018 al Conservatorio di Piacenza). Appassionato di tecnologia, ha formato nel corso degli anni una biblioteca digitale di oltre 140.000 spartiti e una collezione di oltre 70.000 registrazioni live. Nel 2007-2008 ha contribuito in qualità di consulente al progetto di digitalizzazione degli spartiti della Biblioteca del Conservatorio di Milano. Dal 2006 collabora alla popolazione del database della Petrucci Library (www.imslp.org).Dal 2014 è membro della Associazione nazionale Critici musicali.

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