di Redazione

gilardinoÈ sempre difficile comprendere il lascito dei grandi nomi del passato; siano compositori o esecutori, l’influenza dei grandi artisti è tutt’ora tangibile, anche se non se ne ha una subitanea percezione. Per quanto riguarda il mondo chitarristico italiano, i grandi patriarchi dello strumento si possono facilmente individuare: Ruggero Chiesa, Bruno Tonazzi, Angelo Gilardino e pochi altri. Proprio l’opera di quest’ultimo è stata oggetto di un enorme lavoro da parte del valente chitarrista Cristiano Porqueddu, il quale ha pubblicato uno straordinario cofanetto di 14 CD contenente l’intero corpus di opere per chitarra sola del compositore vercellese. La parabola compositiva di Gilardino inizia nel 1965 e termina – almeno per il momento – nel 2013, comprendendo un arco temporale di quasi 50 anni. Data la durata (più di 12 ore) dell’intero cofanetto, s’è scelto di non soffermarsi sulla descrizione di ogni singolo brano, bensì di scegliere i brani più interessanti, nei quali emerge l’esecutore tanto quanto il compositore.

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I brani più rappresentativi 1965-73 sono indubbiamente Ocram e Tenebre factae sunt. Il primo brano, composto per il chitarrista Marco de Santi, presenta una vasta gamma di mezzi espressivi (rasgueado, rapidi ribattuti, golpe) magistralmente padroneggiata di Porqueddu. Per quanto riguarda la seconda opera, Tenebre factae sunt, ricalca per sommi capi la struttura di una suite. A differenza di Ocram, la chiave di lettura adottata dall’esecutore tende a privilegiare un’interpretazione ricca di pathos, volta a dipingere ambienti sonori crepuscolari.

Già da questi brani giovanili è possibile cogliere alcuni elementi della poetica del compositore: la predilezione per il messaggio musicale, il quale deve esser trasmesso in maniera esemplare e senza fronzoli dall’esecutore; esempio di questo concetto sono i 60 studi di virtuosità e trascendenza composti fra 1981 e 1988; Porqueddu coglie perfettamente il senso di questa raccolta di studi, infondendo giusta importanza tanto al gesto tecnico quanto al messaggio artistico, spesso colmo di rimandi extramusicali. Questi riferimenti programmatici possono essere richiami a famose opere pittoriche oppure abili ritratti di eminenti personalità. Si pensi infatti all’opera intitolata Colloquio con Andrés Segovia: Porqueddu rende magistralmente l’idea di commistione fra universo segoviano e la musica italiana del Novecento storico, riuscendo a sottolineare meravigliosamente la bellezza del tema cantabile ricorrente.

La quantità e qualità di stili compositivi sviluppati da Gilardino è impressionante, senza considerare la gran quantità di citazioni e rimandi presenti nelle suo opere. La registrazione dell’intero repertorio ha sicuramente richiesto un immane sforzo analitico e tecnico da parte di Porqueddu, di cui non si potrebbe comunque dubitare, data la grande esperienza nel maneggiare ciclopiche quantità di musica. Si può solamente auspicare che i giovani leoni da concerto possano trarre spunto dal furore esplorativo del chitarrista sardo, indefesso pioniere della musica nuova, nonché pregevole esecutore.

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Pubblicato il 2016-01-18 Scritto da LorenzoGalesso

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