Orta Festival, tempo di bilanci

La locandina del Festival di Orta

La dodicesima edizione della rassegna lacustre si è conclusa nei giorni scorsi. Un riepilogo dei principali appuntamenti e alcune anticipazioni del direttore artistico Amedeo Monetti sulle prossime stagioni

Bilancio positivo per la XII Edizione di Orta Festival, conclusasi da pochi giorni. Si era inaugurata il 9 luglio entro la suggestiva cornice della Basilica dell’isola di San Giulio: ad esibirsi l’Orchestra da Camera di Milano. Sul podio Amedeo Monetti che del festival lacustre è il direttore artistico. Gesto esuberante, ma preciso, comunicativa e sintonia di intenti con i validi professionisti convocati. In apertura le raffinate atmosfere della pucciniana «Elegia per archi» della quale Monetti  ha evidenziato la tenue mestizia. Poi la superba «Pastorale d’été» di Honegger: pagina eccelsa, uno di quei capolavori negletti che dovrebbero circolare maggiormente, con quelle morbide volute, quella sensualità fragrante che l’interpretazione, potendo contare su un ensemble in buona forma, ha ben restituito. Per contrasto le saettanti frasi della rossiniana «Sinfonia» dalla «Scala di seta» e da ultimo la «Sinfonia in sol minore K 550» di Mozart offerta nella versione priva di clarinetti (ancor più fantomatica): bene a fuoco, con l’Andante non eccessivamente dilatato (a sfidare il rischio di sottrargli intensità), l’aplomb squadrato del Minuetto dai saporosi spostamenti di accento e la lancinante allure del Finale, affrontato a velocità da brivido, sì da renderlo teso e drammatico (ancorché non nevrotico).

Poi la settimana seguente (presso la Chiesa di Santa Maria Assunta, in Orta) si è ascoltata la «Quarta Sinfonia» di Mahler che Monetti alla guida dell’Orta Festival Ensemble ha scelto di dirigere nella rara versione da camera di Erwin Stein. Fraseggi centellinati, souplesse, scioltezza e coesione fin dall’esordio; nel secondo tempo quel senso del grottesco immanente nella partitura reso palpabile. Quindi il tempo lento, con quei cantabili struggenti e il clima di irreale sospensione volto ad anticipare l’Adagietto della «Quinta». Evitate le eccessive estenuazioni che talora stemperano la pagina, anche se – forse – avremmo voluto qualche maggiore indugio ed una dinamica un poco più soffusa (ma l’acustica di una chiesa è sempre infida al riguardo); poi nel seducente Finale si è fatta apprezzare la voce  di Lorna Windsor, soprano dal timbro caldo e dalla ricca screziatura dinamica: ne è emersa una lettura festosa e naïve al tempo stesso, irradiata di colori ambrati. Della pagina colpivano il clima fiabesco e l’efficace curva espressiva. Applausi e l’intero finale come bis.

Molti i concerti di spicco entro il variegato cartellone che hanno potuto contare su un pubblico costante e folto (nove complessivamente gli appuntamenti succedutisi dal 9 al 31 luglio): tra essi merita un cenno speciale la serata del 22 (entro la raccolta Sala Tallone all’isola di San Giulio) dedicata al melologo straussiano «Enoch Arden op. 38», interprete di lusso l’attrice Elena Bellini, elegante voce recitante dal vasto range espressivo, al pianoforte Ruggero Laganà. Così pure da menzionare la full immersion mozartiana («Sonate per pianoforte e violino») con le affiatate Lorenza Borrani e Raffaella Damaschi; una serata dedicata al versante antico con Vittorio Ghielmi e Luca Pianca (viola da gamba e liuto, chiesa di San Filiberto a Pella, vedi la recensione di Laura Bigi su questo sito), un recital pianistico lisztiano (Ali Hirèche, che
ha suonato presso la chiesa della Madonna di Luzzara a Gozzano), una ventata di made in Usa con il «Quartetto op. 96» ed il «Quintetto op. 97» detti ‘americani’ del boemo Dvorák a Soriso (Chiesa di San Giacomo, interpreti Gabriele Pieranunzi, Santi Interdonato, Francesco Fiore, Luca Improta e Gabriele Geminiani), un concerto che ruotava attorno al corno della valida Zora Slokar (con Lorenza Borrani, Francesco Senese, Simonide Braconi, Giuseppe Russo Rossi e Matteo Pigato agli archi e pagine di Mozart, Messiaen e Mendelssohn) e chiusura nel segno di Schubert («Ottetto D 803») affidato ad un pooldi interpreti (ai nomi già citati nei precedenti concerti si sono aggiunti quelli del violinista Simone Bernardini, di Amerigo Bernardi al contrabbasso, di Alessandro Carbonare al clarinetto e Andrea Zucco al fagotto).

«E per il prossimo anno?»

«Già ci sono vari progetti che contiamo di poter avviare» ci informa, cordiale e disponibile al dialogo, il direttore artistico Amedeo Monetti, che raggiungiamo al telefono nel bel mezzo dell’estate.

«Di che cosa si tratta esattamente?»

«Beh, innanzitutto vorremmo coinvolgere i giovani con una serie di stages‘mirati’ su alcuni strumenti che andranno individuati con cura, grazie alla presenza di musicisti di alto livello internazionale e notevole profilo. Insomma, una settimana residenziale al termine della quale i migliori ed i più meritevoli possano venire inseriti negli organici di alcuni concerti…».

«Una specie di piccola Chigiana sulle rive del Lago d’Orta…» 

«Sì, esattamente, qualcosa del genere… del resto i giovani rappresentano il futuro: è ad essi ed alla loro formazione professionale che occorre pensare… E in tal senso sarei orientato a ‘puntare’ in parallelo al progressivo inserimento nella vita concertistica di alcuni tra i migliori allievi dei Conservatori italiani che verranno segnalati. Le modalità per definire il tutto sono dettagli, ciò che conta sono l’idea ed il progetto…»

«A Orta, pur ricca di suggestive sedi per i concerti, affascinanti locations, come usa dire oggi, specie se si tratta di organici cameristici, manca pur tuttavia una vera e propria sala che possa ospitare un’orchestra sinfonica. Questo finisce per penalizzare la programmazione…»

«Ci stiamo pensando… Le dirò, c’è un progetto ambizioso che riguarda l’ipotesi della realizzazione di una tensostruttura (mobile o magari, perché no, addirittura stabile), da collocare forse nei pressi della zona parcheggi, a  ridosso dell’abitato del borgo storico… ma per ora è solo un sogno, sia pure condiviso nel corso di alcuni  pourparler del tutto informali con gli amministratori locali… chissà, ‘se son rose’, come si suol dire… con una struttura più ampia potremmo effettivamente allargare l’offerta concertistica anche al repertorio orchestrale, certo non partiremo dalla mahleriana «Sinfonia ‘dei mille’»… però…»

«Già, a proposito di programmi: maestro Monetti, ha già in mente alcuni autori, alcuni brani e ce li vuole anticipare?» 

«Vede, le idee sono molte e i progetti non mancano, però per ora, un po’ per scaramanzia, un po’ per correttezza, giacché alcuni dettagli devono ancora essere messi a punto, non posso fare alcuna anticipazione. Ma posso affermare – questo sì – che anche il prossimo anno il pubblico fedele che ci segue con passione ed entusiasmo potrà contare su programmi che mi permetto di definire non propriamente scontati e prevedibili.»

 

Attilio Piovano 

 

 

 

 
 
 

 


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L'autore: Attilio Piovano

Musicologo e scrittore, ha pubblicato (tra gli altri) Invito all’ascolto di Ravel (Mursia 1995, ristampa RCS 2018), i racconti musicali La stella amica (Daniela Piazza 2002), Il segreto di Stravinskij (Riccadonna 2006) e L’uomo del metrò (e-book interattivo per i tipi de ilcorrieremusicale.it 2016, prefazione di Gianandrea Noseda). Inoltre i romanzi L’Aprilia blu (Daniela Piazza 2003) e Sapeva di erica, di torba e di salmastro (rueBallu 2009, prefazione di Uto Ughi). Coautore di una monografia su Felice Quaranta (con Ennio e Patrizia Bassi, Centro Studi Piemontesi 1994), del volume Venti anni di Festival Organistico Internazionale (con Massimo Nosetti, 2003), curatore e coautore del volume La terza mano del pianista (Testo & Immagine 1997). Laurea in Lettere, studi in Composizione, diploma in Pianoforte, in Musica corale e Direzione di Coro, è autore di contributi, specie sulla musica di primo ‘900, apparsi in volumi miscellanei, atti di convegni e su rivista. Saggista e conferenziere, vanta collaborazioni con La Scala, Opéra Royal Liège, RAI, La Fenice, Opera di Roma, Lirico di Cagliari, Coccia di Novara, Carlo Felice di Genova, Stresa Festival, Orchestra Camerata Ducale ecc.; a Torino col Festival MiTo (già Settembre Musica, ininterrottamente dal 1984), Unione Musicale, Teatro Regio, Politecnico e con varie altre istituzioni. Già corrispondente del «Corriere del Teatro», ha esercitato la critica su più testate; dalla fondazione scrive per «ilcorrieremusicale.it»; ha scritto inoltre per «Torinosette», magazine de «La Stampa», ha collaborato con «Amadeus» e scrive (dal 1989) per «La Voce del Popolo» (dal 2016 divenuta «La Voce e il Tempo»); dal 2018 recensisce per «Il Corriere della Sera» (edizione di Torino). Membro di giuria in concorsi letterari nonché di musica da camera e solistici. Docente di Storia ed Estetica della Musica (dal 1986, presso vari Conservatori), dal 1991 a tutt’oggi è titolare di cattedra presso il Conservatorio “G. Cantelli” di Novara dove è inoltre incaricato dell’insegnamento di Storia della Musica sacra moderna e contemporanea nell’ambito del Corso biennale di Diploma Accademico in Discipline Musicali (Musica sacra) attivato dall’a.a. 2008/2009 in collaborazione col Pontificio Ateneo di Musica Sacra in Roma. Dal 1° gennaio 2018, cura inoltre l’Ufficio Stampa del Conservatorio “G. Cantelli”. Dal 2012 tiene corsi monografici sulla Storia del Melodramma (workshop su «Architettura, Scenografia e Musica» presso il Dipartimento di Architettura & Design del Politecnico di Torino, Corso di Laurea Magistrale, in collaborazione con Fondazione Teatro Regio). È stato Direttore Artistico dell’Orchestra Filarmonica di Torino. Dal 1976 a Torino è organista presso la Cappella Esterna dell’Istituto Internazionale ‘Don Bosco’, Pontificia Università Salesiana (UPS), dal 2017 anche presso la barocca chiesa di San Carlo, nella piazza omonima, e più di recente in Santa Teresa. Nell’autunno del 2018 in veste di organista ha partecipato ad una produzione del Requiem op. 48 di Fauré. È citato nel Dizionario di Musica Classica a cura di Piero Mioli, BUR, Milano © 2006, che gli dedica una ‘voce’ specifica (vol. II, p. 1414).

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