Beethoven secondo Noseda e la tecnologia del Regio/2

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Foto di Gianluca Platania

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Concluso ieri il ciclo dell’integrale delle sinfonie di Beethoven.

Un vero trionfo, ieri sera al Teatro Regio di Torino, per la conclusione del ciclo dedicato alle beethoveniane Nove Sinfonie dirette in maniera esemplare da Gianandrea Noseda che ha saputo suscitare veri entusiasmi, come testimoniato anche dalle reazioni del pubblico radiofonico, impegnato a farsi sentire con i molti sms al termine delle varie dirette. Pubblico delle grandi occasioni e sala stracolma; molti, anzi moltissimi i giovani: fa piacere rimarcarlo. E stasera si replica. L’Ottava dunque, con la sua carica vitalistica e la sua freschezza che Noseda ha restituito in tutta la sua interezza. Grandi emozioni fin dall’attacco del primo tempo con le scorrevoli, bonarie atmosfere e prelibatezze nell’Allegretto scherzando, tutto sapido humour e boutades pseudo rossiniane, con quel ticchettìo insistente che si burla del buon Mälzel, inventore del metronomo, e comunica straripante joie de vivre. Ottimi i legni, ma anche un bel suono da parte degli archi. E dunque si conferma l’impressione di un’orchestra, quella del Regio, che ha molto lavorato ed ha affrontato con grande scrupolo ed impegno il tour de force connesso con un’integrale di tal fatta nel giro ravvicinato di pochi giorni. Giustamente dolce ed effusivo è parso il Minuetto, con tempi giusti e bei fraseggi (qualche occasionale inesattezza dei corni nel Trio, ma era poca cosa). A fronte della euforizzante brillantezza dei primi due tempi, dal Finale ci si aspettava (forse) qualche guizzo in più. Noseda l’ha affrontato con passo felpato e guardingo, specie se si considerino le ardimentose eccentricità della partitura, ma ovviamente di scelta interpretativa ben precisa s’è trattata: puntuale e consapevole, e non a caso ne è emersa una lettura comunque fascinosa, ancorché – così ci è parso – tesa più ad ammorbidire che non ad esasperare le intemperanze beethoveniane.

E poi la Nona. Partiamo dal fondo, dalla vera e propria (meritata) ovazione a fine serata, con punte di entusiasmo all’indirizzo del coro in special modo: che, istruito da Claudio Fenoglio, si è confermato eccellente e del tutto all’altezza della situazione; e nei confronti di Noseda, ça va sans dire, festeggiatissimo al termine dell’impresa, e dell’Orchestra del Regio che nel complesso delle sue sezioni ha retto egregiamente all’impatto con l’immane partitura. Bene le voci soliste, specie sul fronte maschile, dunque il tenore Kor-Jan Dusseljee (canterà nel ruolo di Florestan nel Fidelio in scena al Regio in dicembre) ed il basso-baritono Albert Dohmen. Buona anche la prova del mezzo soprano Anna Maria Chiuri, appena qualche minima esitazione per María José Siri (sarà Floria Tosca nel secondo cast, al Regio, il prossimo gennaio), ma occorre rilevare che ha accettato all’ultimo di sostituire l’indisponibile Nicola Beller Carbone, affrontando un viaggio aereo senza quasi provare, e scusate se è poco. Della lettura scrupolosa e partecipe di Noseda dal gesto come sempre esuberante, plastico, efficace e comunicativo, abbiamo apprezzato la visione d’insieme come pure la cura certosina nei particolari della concertazione, e poi l’allure dell’Andante, cesellato con affettuosa dedizione, ma affrontato molto opportunamente senza quelle eccessive estenuazioni che talora mettono a dura prova l’ascolto, ponendone a nudo la ‘divina lunghezza’. Ottimo il finale, trascinante e traboccante di quella umana carica di filantropia universale, tuttora attualissima, che la «Nona» sempre trasmette anche alle generazioni più giovani.

Attilio Piovano


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L'autore: Attilio Piovano

Musicologo e scrittore, ha pubblicato (tra gli altri) Invito all’ascolto di Ravel (Mursia 1995, ristampa RCS 2018), i racconti musicali La stella amica (Daniela Piazza 2002), Il segreto di Stravinskij (Riccadonna 2006) e L’uomo del metrò (e-book interattivo per i tipi de ilcorrieremusicale.it 2016, prefazione di Gianandrea Noseda). Inoltre i romanzi L’Aprilia blu (Daniela Piazza 2003) e Sapeva di erica, di torba e di salmastro (rueBallu 2009, prefazione di Uto Ughi). Coautore di una monografia su Felice Quaranta (con Ennio e Patrizia Bassi, Centro Studi Piemontesi 1994), del volume Venti anni di Festival Organistico Internazionale (con Massimo Nosetti, 2003), curatore e coautore del volume La terza mano del pianista (Testo & Immagine 1997). Laurea in Lettere, studi in Composizione, diploma in Pianoforte, in Musica corale e Direzione di Coro, è autore di contributi, specie sulla musica di primo ‘900, apparsi in volumi miscellanei, atti di convegni e su rivista. Saggista e conferenziere, vanta collaborazioni con La Scala, Opéra Royal Liège, RAI, La Fenice, Opera di Roma, Lirico di Cagliari, Coccia di Novara, Carlo Felice di Genova, Stresa Festival, Orchestra Camerata Ducale ecc.; a Torino col Festival MiTo (già Settembre Musica, ininterrottamente dal 1984), Unione Musicale, Teatro Regio, Politecnico e con varie altre istituzioni. Già corrispondente del «Corriere del Teatro», ha esercitato la critica su più testate; dalla fondazione scrive per «ilcorrieremusicale.it»; ha scritto inoltre per «Torinosette», magazine de «La Stampa», ha collaborato con «Amadeus» e scrive (dal 1989) per «La Voce del Popolo» (dal 2016 divenuta «La Voce e il Tempo»); dal 2018 recensisce per «Il Corriere della Sera» (edizione di Torino). Membro di giuria in concorsi letterari nonché di musica da camera e solistici. Docente di Storia ed Estetica della Musica (dal 1986, presso vari Conservatori), dal 1991 a tutt’oggi è titolare di cattedra presso il Conservatorio “G. Cantelli” di Novara dove è inoltre incaricato dell’insegnamento di Storia della Musica sacra moderna e contemporanea nell’ambito del Corso biennale di Diploma Accademico in Discipline Musicali (Musica sacra) attivato dall’a.a. 2008/2009 in collaborazione col Pontificio Ateneo di Musica Sacra in Roma. Dal 1° gennaio 2018, cura inoltre l’Ufficio Stampa del Conservatorio “G. Cantelli”. Dal 2012 tiene corsi monografici sulla Storia del Melodramma (workshop su «Architettura, Scenografia e Musica» presso il Dipartimento di Architettura & Design del Politecnico di Torino, Corso di Laurea Magistrale, in collaborazione con Fondazione Teatro Regio). È stato Direttore Artistico dell’Orchestra Filarmonica di Torino. Dal 1976 a Torino è organista presso la Cappella Esterna dell’Istituto Internazionale ‘Don Bosco’, Pontificia Università Salesiana (UPS), dal 2017 anche presso la barocca chiesa di San Carlo, nella piazza omonima, e più di recente in Santa Teresa. Nell’autunno del 2018 in veste di organista ha partecipato ad una produzione del Requiem op. 48 di Fauré. È citato nel Dizionario di Musica Classica a cura di Piero Mioli, BUR, Milano © 2006, che gli dedica una ‘voce’ specifica (vol. II, p. 1414).

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