Irvine Arditti a Parma

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Irvine Arditti - foto di Astrid Karger

[/wide] [box bg=”#FF9900″ color=”#000000″] Martedì 11 ottobre 2011, Auditorium Paganini – Parma ore 20.30 -Irvine Arditti- Concerto nell’ambito del Festival Verdi
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Nonostante Irvine Arditti sia uno degli ospiti più affezionati del festival Traiettorie – in venti edizioni è stato presente già una volta da solista conducendo anche un workshop, e sei volte con il suo quartetto – ogni volta il suo ritorno è un evento. E non solo per l’entusiasmo che suscita la perfezione del suo gesto tecnico sul violino, ma anche per quella sensazione di rapporto diretto con l’essenza musicale, per quella generosa capacità di rendere facile e chiaro ciò che ogni volta è in realtà spaventosamente arduo e complesso. Siamo del resto di fronte a un virtuoso che va ben al di là della bravura materiale: il virtuosismo di Irvine Arditti è di quel genere, così prediletto da Luciano Berio, che permette all’interprete di superare la tensione fra riflessione intellettuale e limite tecnico, aprendo un accesso in più alla conoscenza.

Chissà che non sia stato questo pensiero a rinfrancare John Cage quando gli dissero che Irvine Arditti era riuscito a suonare i primi sedici Freeman Etudes secondo le proibitive prescrizioni tecniche del compositore californiano di fronte alle quali, considerandole ineseguibili, aveva dovuto arrendersi anche Paul Zukofsky, per il quale Cage li aveva scritti nel 1980. Certamente comunque fu quella notizia a incoraggiarlo nel 1990 a scriverne altri sedici, apposta per Arditti, che naturalmente li eseguì tutti alla lettera, e Arditti torna a suonarli in questo ottavo concerto per il pubblico di Traiettorie 2011 all’Auditorium Paganini a chiusura di un fitto e impegnativissimo programma che comprende anche le quattro Lauds di Elliott Carter, la prima versione, quella acustica, di Anthèmes di Boulez e ancora otto brevi haiku per violino solo di Cage, Eight Whiskus.

Ecco infatti un’altra sensazione che accompagna ogni concerto di Arditti: quella che musica di altissimo livello storico entri direttamente per la porta principale, che non sia musica contemporanea quella che suona, ma “la” musica contemporanea. A ciò contribuiscono certo il suo ruolo storico interpretativo, che ha incrociato in fasi particolari la creatività di alcuni dei massimi compositori degli ultimi decenni, e la scelta accurata dei programmi. In questo caso, la riproposta di un divertimento quasi nostalgico come Anthèmes – in cui Boulez nel 1991 si ingegnò a riassemblare un temino da musica ecclesiastica attraverso studiatissime formule numerologiche – o la celebrazione di quel monumento che è Elliott Carter nei ritrattini che il centotreenne compositore newyorchese ha dedicato ad alcuni amici (tra cui Aaron Copland, Goffredo Petrassi, Roger Sessions), con i l soffio di quella sua capacità di creare atmosfere emotive in pochi concatenatissimi accordi, permettono all’Arditti virtuoso di fare a gara con l’Arditti poeta.


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