François Leleux, oboista fuoriclasse

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Recensione  L’interprete è stato a Torino per i Concerti del Lingotto con la Budapest Festival Orchestra diretta dal suo fondatore Iván Fischer. In programma, tra gli altri, il Concerto K 314 di Mozart e la Eine Faust-Symphonie di Liszt


di Attilio Piovano


Se il pianoforte – soprattutto – e così pure il violino (ma anche il violoncello) la fanno da padroni nella normale programmazione concertistica quanto a strumenti solisti, spopolando e riscuotendo il massimo gradimento da parte del pubblico, l’oboe per contro non è certo frequente. Sicché già solo la presenza di un fuoriclasse come François Leleux lo scorso lunedì 4 marzo a Torino, presso l’Auditorium “G. Agnelli” per i Concerti del Lingotto costituiva ragionevole motivo di attrazione per il pubblico degli appassionati, solista di lusso con la Budapest Festival Orchestra diretta dal suo fondatore Iván Fischer. E non a caso la sala era gremita. Il suo repertorio spazia dal Barocco al contemporaneo, ha tecnica solidissima, di una perfezione assoluta, bel suono, brillantezza, incredibile sicurezza e magnetismo tali da affascinare il pubblico sin dalle prime battute.  Sicché ascoltarlo nel mozartiano Concerto K 314 (K 285d) è stata una vera festa. Molta appropriatezza di stile, fraseggi calibrati al millimetro, raffinatezza e intelligenza interpretativa già nel bel movimento d’esordio, perfetta l’intesa con l’orchestra, trasparenza e chiarezza assolute. E un virtuosismo impeccabile che nella cadenza tocca il culmine. Nel delizioso Adagio (che pure non raggiunge i vertici di poesia e sublime perfezione del Concerto per clarinetto K 622) Leleux ha sfoderato un suono morbido e vellutato che pareva accarezzare la pasta degli archi, rivelando una capacità unica di raggiungere incredibili pianissimi che ben si attagliano ai colori arcadici della soave pagina. Poi nel finale dalle argute frasi era tutto uno zampillare di ritmi e di sorgiva freschezza, ritmicamente sempre ‘in asse’ con l’orchestra che Fischer ha guidato con mano sicura. Agli applausi scroscianti e più che meritati Leleux (dalla gestualità un pizzico caricata, talora un po’ sopra le righe) ha risposto volentieri regalando ancora alcuni istanti di poesia con la celeberrima Aria dei Campi Elisi dal gluckiano Orfeo che raramente si è ammantata di tanta delicatezza. E sarebbe bastato per apprezzare al cento per cento le doti di un solista eccellente. Sicché, quanto meno a mio avviso, non c’era alcuna necessità di infliggere al pubblico, in apertura di serata, le Variazioni su un tema della Favorita di Donizetti composte dal virtuoso ottocentesco Antonio Pasculli, una sorta di Paganini (o Dragonetti o Bottesini) dell’oboe: pezzo tanto brillante quanto a dire il vero di rara bruttezza, insulso e fatuo, certo specchio di un’epoca, che Leleux pur tuttavia – occorre riconoscerlo – ha saputo rendere (quasi) accettabile.

Poi il corposo hommage della massima orchestra ungherese al nume tutelare di quella terra, vale a dire Liszt. Del quale si è ascoltata la debordante (e a tratti francamente dispersiva) Eine Faust-Symphonie. Qui l’orchestra, ottimamente diretta da Fischer che è concertatore attento e scrupoloso,  ha sfoderato una tavolozza di colorisuperlativa: molta raffinatezza, esuberanza dove occorre, ritmi icastici e scorrevoli, sonorità immani, talora veementi e vibranti, e bene in evidenza quelle molte (e vistose) assonanze wagneriane che della partitura sono uno dei tratti più evidenti. Fischer ha cesellato con cura infinita le preziosità timbriche della più intimistica parte mediana, volta a sbozzare il delicato ritratto verginale di Margherita, salvo poi soppesare con cura e calibrare al meglio gli elementi che concorrono nel terzo quadro a far emergere la figura sulfurea e satanica di Mefistofele. Una splendida vetrina per l’orchestra che, sotto la bacchetta esperta di Fischer, ha offerto una superlativa prova (ottimi i fugati, non un solo cedimento, nemmeno l’ombra di un momentaneo sbandamento), giù giù sino alla chiusa, dopo essere passati attraverso sinistri e grotteschi climi, caricaturali immagini e molto altro ancora. Ottima dunque l’esecuzione, anche se – per così dire – il difetto sta nel manico, o come direbbero gli ingegneri la carenza è di ordine strutturale: insomma la partitura qua e là appare francamente (e irrimediabilmente) pletorica e una pur impeccabile e partecipe esecuzione non riesce se non in minima parte ad attenuare i limiti di tale insita e congenita peculiarità. E allora, dopo cotanto impegno (anche da parte del pubblico) il simpatico direttore con voce stentorea e in buon italiano ha annunciato come bis una Polka di J. Strauss junior «per propiziare la primavera», con tanto di insistiti e fin troppo bonari richiami di uccelli. Divertente, e nulla più: forse anziché le facezie un po’ provinciali e grossolane del buon Strauss, dopo il ritratto faustiano ascoltato ‘con la testa tra le mani’ sarebbe stato meglio chiudere e stop. Come se dopo una lettura dantesca fosse arrivato il guitto a raccontare una barzelletta scurrile insistendo nei dettagli (quel cucù che non vuol saperene di scomparire). Il pubblico ha però mostrato di gradire, applaudendo alla fine con catartico sollievo.

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L'autore: Attilio Piovano

Musicologo e scrittore, ha pubblicato (tra gli altri) Invito all’ascolto di Ravel (Mursia 1995, ristampa RCS 2018), i racconti musicali La stella amica (Daniela Piazza 2002), Il segreto di Stravinskij (Riccadonna 2006) e L’uomo del metrò (e-book interattivo per i tipi de ilcorrieremusicale.it 2016, prefazione di Gianandrea Noseda). Inoltre i romanzi L’Aprilia blu (Daniela Piazza 2003) e Sapeva di erica, di torba e di salmastro (rueBallu 2009, prefazione di Uto Ughi). Coautore di una monografia su Felice Quaranta (con Ennio e Patrizia Bassi, Centro Studi Piemontesi 1994), del volume Venti anni di Festival Organistico Internazionale (con Massimo Nosetti, 2003), curatore e coautore del volume La terza mano del pianista (Testo & Immagine 1997). Laurea in Lettere, studi in Composizione, diploma in Pianoforte, in Musica corale e Direzione di Coro, è autore di contributi, specie sulla musica di primo ‘900, apparsi in volumi miscellanei, atti di convegni e su rivista. Saggista e conferenziere, vanta collaborazioni con La Scala, Opéra Royal Liège, RAI, La Fenice, Opera di Roma, Lirico di Cagliari, Coccia di Novara, Carlo Felice di Genova, Stresa Festival, Orchestra Camerata Ducale ecc.; a Torino col Festival MiTo (già Settembre Musica, ininterrottamente dal 1984), Unione Musicale, Teatro Regio, Politecnico e con varie altre istituzioni. Già corrispondente del «Corriere del Teatro», ha esercitato la critica su più testate; dalla fondazione scrive per «ilcorrieremusicale.it»; ha scritto inoltre per «Torinosette», magazine de «La Stampa», ha collaborato con «Amadeus» e scrive (dal 1989) per «La Voce del Popolo» (dal 2016 divenuta «La Voce e il Tempo»); dal 2018 recensisce per «Il Corriere della Sera» (edizione di Torino). Membro di giuria in concorsi letterari nonché di musica da camera e solistici. Docente di Storia ed Estetica della Musica (dal 1986, presso vari Conservatori), dal 1991 a tutt’oggi è titolare di cattedra presso il Conservatorio “G. Cantelli” di Novara dove è inoltre incaricato dell’insegnamento di Storia della Musica sacra moderna e contemporanea nell’ambito del Corso biennale di Diploma Accademico in Discipline Musicali (Musica sacra) attivato dall’a.a. 2008/2009 in collaborazione col Pontificio Ateneo di Musica Sacra in Roma. Dal 1° gennaio 2018, cura inoltre l’Ufficio Stampa del Conservatorio “G. Cantelli”. Dal 2012 tiene corsi monografici sulla Storia del Melodramma (workshop su «Architettura, Scenografia e Musica» presso il Dipartimento di Architettura & Design del Politecnico di Torino, Corso di Laurea Magistrale, in collaborazione con Fondazione Teatro Regio). È stato Direttore Artistico dell’Orchestra Filarmonica di Torino. Dal 1976 a Torino è organista presso la Cappella Esterna dell’Istituto Internazionale ‘Don Bosco’, Pontificia Università Salesiana (UPS), dal 2017 anche presso la barocca chiesa di San Carlo, nella piazza omonima, e più di recente in Santa Teresa. Nell’autunno del 2018 in veste di organista ha partecipato ad una produzione del Requiem op. 48 di Fauré. È citato nel Dizionario di Musica Classica a cura di Piero Mioli, BUR, Milano © 2006, che gli dedica una ‘voce’ specifica (vol. II, p. 1414).

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