“Sacre”, primavera di luce tardiva

foto di Herbert Migdoll

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Balletto  Un secolo fa il capolavoro del compositore russo rivoluzionò  la storia del Novecento musicale: fiasco clamoroso, subbuglio al Théâtre des Champs-Élysées. Questa sera il teatro parigino ricorda quel momento con l’orchestra e il corpo di ballo del Mariinskij di San Pietroburgo e le coreografie originali di Vaslav Nijinsky (e Sasha Waltz). Dirige Valery Gergiev


di Igor Stravinsky*


Mentre a San Pietroburgo stavo stavo terminando le ultime pagine dell’Oiseau de feu, un giorno – in modo assolutamente inatteso, perché il mio spirito era allora dominato da preoccupazioni del tutto differenti – concepii nella mia immaginazione un grande rito sacro pagano: i vecchi saggi, seduti in cerchio, che osservano la danza, fino alla morte, di una giovinetta che essi sacrificano per rendersi propizio il dio della primavera. Sarebbe stato il tema del Sacre du printemps. Confesso che questa visione mi impressionò fortemente, al punto che ne parlai subito al pittore Nikolaj Roerich, mio amico e specialista nell’evocazione del paganesimo. Egli accolse l’idea con entusiasmo e divenne mio collaboratore in quest’opera. A Parigi ne parlai anche con Diaghilev, che si appassionò immediatamente a tale progetto (…). Sebbene avessi concepito il soggetto del Sacre du printemps senza intreccio, era tuttavia necessario che ne determinassi il piano scenico. A questo scopo dovevo vedere Roerich che si trovava allora a Talasckino, proprietà della principessa Teniševa, la grande protettrice dell’arte russa. Lo raggiunsi e ci accordammo sulla realizzazione scenica del Sacre e sulla successione definitiva dei vari episodi. Rientrato a Ustilug, ne intrapresi la composizione e la continua durante l’inverno a Clarens.

Quell’anno Diaghilev aveva deciso di fare a tutti i costi di Nijinsky un coreografo. Non so se credesse sinceramente nelle sue doti per quell’arte. Pensava forse che il suo talento di ballerino, da cui era affascinato, comportasse anche quello di maestro di balletto? (…) Devo subito dire con assoluta franchezza che l’idea di lavorare con Nijinsky mi turbava, nonostante la nostra amicizia e la mia grande ammirazione per il suo talento di danzatore e di mimo. La sua ignoranza delle più elementari nozioni di musica era palese. Il povero ragazzo non sapeva né leggere la musica né suonare alcuno strumento. Le sue reazioni musicali si manifestavano solo attraverso frasi banali e col ripetere quanto dicevano quelli che aveva attorno (…). Non occorre sottolineare che, scrivendo queste righe, sono ben lontano dal voler sminuire la gloria di questo magnifico artista (…). Il Sacre andò in scena la sera del 28 maggio. Mi asterrò dal descrivere lo scandalo che provocò. Se n’é parlato troppo. La complessità della partitura aveva chiesto un gran numero di prove che Monteux diresse con quella cura e quell’attenzione che gli sono proprie. Quale sia stata l’esecuzione durante lo spettacolo, non posso giudicare avendo abbandonato la sala dopo le prime battute del preludio, che sollevarono immediatamente risa e dileggi. Ne fui indignato. Queste manifestazioni, dapprima isolate, divennero ben presto generali, e suscitando reazioni opposte produssero in breve un chiasso infernale.

* tratto da “Cronache della mia vita”, Edizioni SE


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