di Redazione

SchumannIl quinto volume del corpus sinfonico di Schumann che Heinz Holliger e la WDR Sinfonieorchester di Colonia stanno curando per Audite, è dedicato ad alcune opere sinfoniche “minori”. Si tratta di pezzi scritti in stile concertato, poiché creano un dialogo paritetico tra solista ed orchestra. Senza dubbio è un Cd piuttosto singolare, che, vista la proposta di brani ben poco conosciuti, ha i tratti delle incisioni “di riempimento” (necessarie in ogni integrale che si rispetti), ma non per questo è una proposta meno interessante, anzi gli accostamenti sono davvero suggestivi, e chiariscono ancor meglio alcune peculiarità del complesso pensiero schumanniano.

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Due Konzertstücke dall’omonimo titolo sono dedicati al pianoforte: l’Introduzione e Allegro op. 134, scritto nel 1853 in occasione del compleanno della moglie Clara e dedicato al giovane Brahms, a cui segue l’Introduzione e Allegro appassionato op. 92. I due brani pianistici di questo album vedono protagonista alla tastiera Alexander Lonquich, che brilla per chiarezza d’intenzioni e qualità espressive. Nella sua lettura emerge molto chiaramente l’intreccio che Schumann crea tra orchestra e pianoforte (persino più di quanto non faccia nel concerto), e la gentilezza con la quale Lonquich affronta le sonorità pastose tipiche del compositore ben rendono le atmosfere sognanti degli adagi introduttivi, mentre le parti più vigorose sono caratterizzate da un controllo davvero imperioso, senza però perdere la verve tipica di Schumann.

Tra i due Stücke si colloca la Fantasia per violino, la cui parte solistica, così come per il concerto che caratterizzava il volume precedente (recensito sulla nostra rivista), è affidata a Patricia Kopatchinskaja. Gli elogi che non abbiamo risparmiato alla talentuosa moldava vengono ribaditi anche in questa occasione, per fantasia d’inventiva e ricerca di un gusto personale, accostato ad una maturità di pensiero che, sommata alla giovane età, ha ben pochi rivali nell’attuale panorama artistico.

L’album termina con il Konzertstück op. 86, il brano meno sconosciuto dell’intera istanza, forse per l’insolito organico, formato da quattro corni ed orchestra. Colore davvero affascinante, quello che Schumann trova con l’apporto dei quattro solisti, tanto solare nelle fasi concitate quanto teneramente intimo nei momenti più agiati (si pensi, soprattutto, all’inizio del secondo movimento).

Eccellente la prova di Holliger e dell’orchestra di Colonia. Se nel volume dedicato ai concerti si notava una certa discrepanza tra intenzioni solistiche e impostazione orchestrale, questo album vede il complesso tedesco in splendida forma, tanto compatto nell’amalgama con i solisti, quanto generoso negli slanci più veementi, come l’Allegro, che più appassionato di così non poteva essere.

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Pubblicato il 2016-02-18 Scritto da StefanoCascioli

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