Bartók al Maggio Musicale Fiorentino

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Béla Bartók

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Il mandarino meraviglioso Il castello del Duca Barbablù in scena a Firenze


di Michele Manzotti


Eros allo stato puro e passione che non riesce a trasformarsi in vero amore. Queste le tematiche principali dei due atti unici di Béla Bartók (Il mandarino meraviglioso e Il castello del Duca Barbablù) che saranno in scena nell’ambito del Maggio Musicale Fiorentino domenica 3 giugno alle 15,30 e martedì 5 giugno alle 20,30 al Teatro comunale. Ma in questo dittico non ci sono solo gli elementi che fecero gridare allo scandalo, dato che ci sono delle pagine musicali scritte dal compositore ungherese riconosciute come capolavori del novecento. Parola di Enzo Restagno, docente e musicologo di grande esperienza che ha dedicato a Bartók molti dei suoi studi: «Tranne qualche compositore con spiccato talento per il teatro musicale, Bartók e i suoi contemporanei hanno scritto poco per la scena. Lo stesso Il castello del Duca Barbablù non è abbastanza lungo da reggere da solo una serata. Poi il Mandarino ebbe una ricezione difficile all’inizio se non ostile».

Per quale motivo?
«Perché fu rappresentato nel 1926 in una città come Colonia, molto più provinciale di quello che era Berlino. Inoltre fu messo in scena in forma di pantomima, che tendeva a forzare l’espressione scenica in una storia basata su un’adescatrice indotta da tre malviventi a sedurre i passanti, e con la figura del mandarino che non muore nonostante venga pugnalato e impiccato. Quest’ultimo rappresenta l’Eros allo stato puro, e infatti muore solo dopo aver fatto l’amore con la donna. Bartók trasformò poi l’opera in un balletto ma la sua musica riesce a descrivere in modo straordinario i momenti di tensione e di estasi».

Qual è invece il sentimento predominante in Barbablù?
«La solitudine, impersonata dal Duca che vuole trovare in Giuditta il vero amore dopo aver avuto tre mogli. Ma qui si scontrerà con una persona che vuole portare la luce nel suo palazzo, un elemento a cui non è abituato. Bartók sottolinea questo dialogo con soluzioni musicali innovative, trattando la voce in maniera originale».


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L'autore: Michele Manzotti

Nato a Firenze nel 1960, è musicologo e giornalista. Dopo essersi laureato in Lettere nel 1986, ha collaborato con varie riviste, e ha insegnato storia della musica al Liceo musicale di Arezzo. Assunto al «Resto del Carlino» nel 1990, dal 1995 lavora a «La Nazione», dove attualmente è all'ufficio centrale. Nel 2002 in «Civiltà Musicale» è stato pubblicato il suo catalogo delle musiche non operistiche di Arrigo Boito. Dello stesso anno è l'uscita del libro Attilio Brugnoli-Il pianoforte e la sua mano (Polistampa, Firenze) con cd allegato con la prima incisione assoluta delle musiche di Brugnoli, compositore di cui ha poi raccolto l'opera omnia per l'Enap stampata da Laterza nel 2006. Cura inoltre tramissioni per l'emittente Rete Toscana Classica e collabora con gli Swingle Singers.

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