Un’«Elektra» irrisolta in scena a Bologna


L’opera di Strauss resta in cerca di un’interpretazione di riferimento. In prima italiana la produzione internazionale rappresentata a Bruxelles e Barcellona


di Giampiero Cane foto © Rocco Casaluci


BOLOGNA. CHE BUFFO! Il Comunale ha un cartello pubblicitario che dice: «I titoli di lirica più celebri si alternano a inedite proposte e trascinanti spettacoli». Naturalmente è pubblicità e perciò di nessun peso, ma apri il programma e trovi Carmen, Barbiere di Siviglia, Attila, Nozze di Figaro, Rigoletto e Werther. Tra queste s’infiltra “Vangelo opera contemporanea Pippo Delbono” (sic), che è un bravo coreografo della sofferenza, ma ci chiediamo cosa il titolo vorrà dire, un musical, Titanic, di Maury Yeston, che sarà un musical, e Conversazioni con Chomsky 2.0, di Emanuele Casale. Probabilmente i nostri interrogativi riguardano le inedite proposte, ma se si tratterà di spettacoli trascinanti o delle solite “soppe” (alla napoletana, le soap opera) ciascuno se lo dirà a tempo e luogo. Domenica sera, intanto, è andato in scena un allestimento di Elektra andato in scena a Bruxelles e Barcellona.



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L'autore: Giampiero Cane

Dagli anni Sessanta critico musicale per quotidiani e riviste, collabora ancora oggi con il manifesto. Ha insegnato nell’Università di Bologna, avendo la cattedra di Civiltà musicale afro americana, ma coprendo per sei anni anche l’insegnamento di Storia della musica moderna e contemporanea. È autore di alcuni libri, tra io quali si possono ricordare Tre deformazioni dolorose: Sade, Rossini, Leopardi, Canto nero (sul free jazz), MonkCage (sul Novecento musicale Usa), e Confusa-mente il Novecento.

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