di Redazione

Cosa sappiamo su Paganini? Sappiamo che non ripete, che era un gran virtuoso del violino, e che tale bravura veniva forse eguagliata solamente dalla mobilità e lunghezza delle sue sottilissime dita. Quello di cui solitamente ci si meraviglia è che Paganini non solo suonava anche la chitarra, ma che ne padroneggiava la tecnica: certo, il corpus di opere per chitarra appare ridotto rispetto alle opere violinistiche, ma fra queste troviamo piccole gemme e grandi capolavori, grazie ai quali molti eminenti chitarristi hanno dato prova del loro virtuosismo. Questa volta tocca al bravo Luigi Attademo prendere parte all’agone, presentando in tre CD l’intera produzione chitarristica di Paganini.

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Nel primo Cd si possono ascoltare i 43 Ghiribizzi MS43: come si può leggere in una lettere del compositore a Luigi Guglielmo Germi, i Ghiribizzi «dovettero servire a una bambina di Napoli, e non volli comporre, ma scarabocchiare». Benché la caratteristica principale di questi brani sia la facilità d’esecuzione e l’economia dei mezzi espressivi, la banalità non trova posto in questa musica: l’icasticità dei temi, siano essi tratti da melodie popolari oppure da grandi opere come il Don Giovanni di Mozart (più precisamente il celebre duetto Là ci darem la mano), pone di diritto queste musiche nel repertorio da concerto. Attademo interpreta magnificamente questi brani, dando giusto peso e misura alla linea melodica.

Al termine dei Ghiribizzi troviamo il vertice della piramide chitarristica paganiniana: la Grande Sonata MS02. I suoi tre movimenti rappresentano una vera e propria sfida tecnico-virtuosistica: se i Ghiribizzi adottano sempre e comunque una testura mutuata dalla musica violinistica, quindi privilegiando spesso e volentieri una conduzione monodica, la Grande sonata utilizza la completa tavolozza dei mezzi espressivi chitarristici. Ed è proprio qui che si riscontrano le più gradite sorprese: l’interpretazione che Attademo dà del secondo movimento ha la stessa ellenistica misura dimostrata nelle precedenti miniature la quale, unita all’elevatissima temperatura affettiva del brano, rende l’ascolto del movimento un evento sonoro di primaria importanza.

Il secondo Cd racchiude 27 delle 37 Sonate MS84: di maggior rilevanza artistica nonché tasso tecnico, le sonate sviluppano a un livello superiore la ricerca melodica sviluppata nei Ghiribizzi. Attademo dà meravigliosa prova di sé soprattutto nelle ultime sonate (dalla 33 alla 37). Benché, come i Ghiribizzi, si esauriscono in un minuto (solo la 33 ne dura 2), possiamo considerarle a ragione musiche dalla bellezza impressionante, nelle quali l’equilibrio formale settecentesco si fonde al virtuosismo ottocentesco.

Nel terzo e ultimo CD si trovano le restanti 10 sonate e le composizioni MS85 -105, fra cui si segnalano le 5 sonatine e la sinfonia della Lodovisca. Anche gli altri brani sono sicuramente degni di nota, ma – parere strettissimamente personale – risentono di un’endemica brevità che caratterizza anche alcune sonate dell’opera MS84: non si fa in tempo a godere di queste piccole gemme che sono già finite. Parte della bravura di Attademo sta proprio nel valorizzare composizioni che durano meno di mezzo minuto (o meno), portando alla luce la sfolgorante essenza del virtuosismo e dell’inventiva paganiniana. Chapeau!

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Pubblicato il 2015-04-27 Scritto da LorenzoGalesso

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