Sergio Castellitto racconta “La rondine” nei panni di Puccini

[wide]
[/wide]

La 53° stagione dell’Orchestra Sinfonica Siciliana di Palermo propone alcuni nuovi progetti, tra cui “Opera in racconto”, che il 10 e il 12 febbraio ha portato al Politeama Garibaldi La rondine di Giacomo Puccini in versione semiscenica


di Monika Prusak


Una regia curiosa, quella della giovane Eleonora Paterniti, che inserisce tra i protagonisti dell’opera un Puccini narratore. Il personaggio dinamico e passionale sembra aver trovato l’interprete ideale in Sergio Castellitto che, accompagnato da un divertente e muto confidente, l’attore Gioacchino Fantaci, racconta non tanto la trama del dramma, quanto la vicenda della sua stesura, il momento storico, e qualche cenno della vita privata del compositore lucchese, sulla base di frammenti di lettere originali adattati da Vincenzo De Vivo. Non soddisfatto del libretto viennese di Alfred Maria Willner e Heinz Reichert, destinato come di consueto a diventare un’operetta, Puccini iniziò a collaborare con il commediografo Giuseppe Adami, con il quale concluse i tre atti della tanto sognata “commedia lirica”, rappresentata per la prima volta nel 1917 a Montecarlo. «Voglio che i protagonisti siano figli di Musetta, Rodolfo e Mimì» grida in scena un appassionato Puccini e in effetti i suoi nuovi personaggi, soprattutto le due coppie Magda – Ruggero e Lisette – Prunier, sembrano letteralmente presi da La Bohème, insieme al caffè parigino che ne La rondine prende il nome di Bal Bullier.

La protagonista Magda vive mantenuta dal ricco e assai più anziano Rambaldo, ma sogna un amore puro e felice e, come le predice il poeta Prunier, migrerà presto “verso il mare, verso un chiaro paese di sogno”, proprio come la rondine. L’incontro con il giovane provinciale Ruggero, mentre vestita da grisette si reca al caffè Bullier, fa ricredere Magda nella possibilità di cambiare, ma per poco, perché lei stessa deciderà di non abbandonarsi più al desiderio per via del suo movimentato passato. Segue Ruggero fino in Costa Azzurra, dove gli rivela la sua storia e, nonostante egli non ne sembri troppo turbato, Magda decide di lasciarlo e ritornare da Rambaldo, rendendo la vicenda simile a quella di Violetta Valéry de La traviata di Verdi. I primi due atti ritraggono l’allegra vita parigina ai tempi del Secondo Impero, gli ambienti artistici di Prunier, interpretato dal tenore Cristiano Cremonini. Il timbro delicato di Cremonini è molto adatto alla musica di Puccini, ma la lettura dello spartito in gran parte dello spettacolo gli impedisce una disinvolta recitazione. Magda, impersonata dalla splendida Serena Daolio, è frizzante, con dei piano eccezionali e molta facilità nel registro acuto; nondimeno la voce diventa troppo metallica nel forte svelando qualche pecca nel controllo della respirazione. L’eccellente baritono Marcello Lippi nel ruolo di Rambaldo, per la voce matura e profonda e per la gestualità elegante, ha creato fin troppo contrasto con Marco Iezzi, nei panni di Ruggero, tenore dalla vocalità equilibrata, ma di poco volume. Il timbro coinvolgente del soprano Marianna Lanci si è scontrato con una certa insicurezza tecnica e per questo Lisette ha perso in note di comicità. È apparso vocalmente adeguato il giovanissimo terzetto delle donne, frequentatrici dei salotti parigini, Yvette (Manuela Ranno), Bianca (Federica Alfano ) e Suzy (Irene Savignano), e così anche il terzetto degli uomini, Gobin (Rosolino Mario Cardile), Crebillon (Salvatore Grigoli) e Perichaud (Tommaso Caramia), di poche note ma di una straordinaria presenza scenica. Una coppia di ballerini, Gaetano La Mantia e Jessica Tranchina, hanno impersonato gli alter ego dei protagonisti, riprendendo attraverso il movimento i loro confusi sentimenti. È stata sufficiente una scenografia essenziale: un divano bianco, una lampada e uno sfondo di palloncini bianchi, neri e colorati, che raccolti dalla ballerina hanno riflesso la famosa immagine street art di Banksy – una chiara metafora di rondine in partenza. Maurizio Colasanti ha diretto l’Orchestra Sinfonica Siciliana con singolare morbidezza e precisione, portandola all’apice del sentimento nel terzo atto dell’opera.

Nel terzo atto il Puccini scenico fa riflettere maggiormente, introducendo la storia delle tre diverse versioni de La rondine e la sua preferenza per la prima. In quella versione una Magda addolorata decide di abbandonare il giovane amante sognato così a lungo, quell’amore puro che non le è stato concesso. Castellitto rimane sul palcoscenico seduto al pianoforte, stanco e rassegnato, ad assistere al lungo dialogo tra i due amanti. Magda si reca verso di lui come se volesse chiedergli un consiglio. Un breve incontro di sguardi e Puccini le dà libertà di scelta: è lei la padrona del suo destino. La Paterniti sorprende con questa trovata finale: i due mondi, quello reale e quello della commedia, si incontrano. Non è chiaro se è Puccini a entrare ne La rondine o è Magda a uscirne per incontrarlo, ma è un momento incantevole e potrebbe essere un motivo per rappresentare questa regia in forma scenica. Con l’orchestra nella buca e non sul palcoscenico la solitudine dell’artista seduto al pianoforte nell’atto di comporre risulterebbe molto più coinvolgente. “Puccini comporrà se stesso  – scrive la Paterniti – suonerà i suoi tormenti, le sue evasioni e Magda, lei, sarà il suo punto di vista, volato via”. L’interpretazione partecipata di Castellitto è risultata estremamente convincente in questo contesto.

© Riproduzione riservata

 


© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'autore: Monika Prusak

Monika Prusak, musicista, musicologa e docente. Diplomata in Flauto traverso e laureata in Educazione artistica nel campo dell’arte musicale e Direzione di coro presso l’Accademia di Musica “F. Chopin” di Varsavia, in Canto presso il Conservatorio di Musica “V. Bellini” di Palermo e in Musicologia e Beni Musicali presso l’Università degli Studi di Palermo, ha conseguito il Dottorato di ricerca in Storia e analisi delle culture musicali presso la Sapienza - Università di Roma con una tesi dal titolo Il senso musicale del Nonsense: Petrassi e Ligeti. Due esempi di “neomadrigalismo” nel secondo Novecento. Ha al suo attivo conferenze scientifiche e divulgative su argomenti musicologici (Sibelius Academy di Helsinki, Società Italiana di Musicologia, Associazione Amici di Santa Cecilia di Roma, Bologna Festival, Istituto Polacco di Roma, Conservatorio di Musica “V. Bellini” di Palermo) e collaborazioni pubblicistiche (Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, Teatro Massimo di Palermo, Opera di Wroclaw, Drammaturgia Musicale, Il Giornale della Musica, riviste Ruch Muzyczny e Krytyka Muzyczna di Varsavia). Dal 2011 è critico musicale presso «Il Corriere Musicale» on-line e fa parte del comitato di redazione della rivista musicologica «Krytyka Muzyczna» di Varsavia, fondata da Michał Bristiger.

Perché non dire la tua? Leggi e accetta la Policy sui commenti