La chiamano classica, ma è sempre contemporanea.
Informazione, riflessione, modernità della musica classica

Analfabetismo musicale, malattia delle élite culturali?


di Claudio Grasso


L a filosofia, si sa, è quella cosa con la quale e senza la quale si rimane quel che si è. Latino e greco, poi, sono lingue morte, e Dante è digeribile solo con Benigni. Nonostante i famosi motti, circa il 16% dei laureati italiani ha affrontato corsi umanistici e pochi metterebbero seriamente in dubbio il valore di tali studi. Con la musica la cosa si ribalta. Il successo “di massa” è di certo superiore a quello di Alessandro Manzoni, ma il suo valore nel sistema culturale umanistico è tutt’altro che affermato.

Un noioso spoglio del D.M. 4-08-2000 del Miur ci dice, per esempio, che nessun corso di laurea, esclusi quelli musicologici, prevede una formazione obbligatoria in storia della musica. Rivangare la situazione educativa italiana è come sparare sulla Croce Rossa, si sa, ma ha senso chiedersi: come può uno storico conoscere Elisabetta I d’Inghilterra e non John Dowland? Un letterato apprezzare Torquato Tasso e ignorare Monteverdi? Un filologo romanzo non approfondire la storia del mottetto politestuale? L’analfabetismo musicale è lungi dall’essere un fenomeno “plebeo”. Esso riguarda anche e soprattutto l’élite culturale, il sistema dei saperi, che sembra non riconoscere alla musica una funzione epistemologica.

Girando la medaglia da quest’altra faccia, è possibile pensare che un certo pubblico non rimproveri alla musica “colta” la sua complessità, quanto piuttosto l’assenza di valori riconoscibili, di ricchezza comunicativa. Pur nel cortocircuito di un happening, John Cage offriva questa ricchezza al pubblico milanese del 1977 con “Empty Words”. Tre ore di sillabe vuote, una “smilitarizzazione delle parole”, la definì l’autore. Musica-non musica che provocò reazioni inaudite tra i giovani.

Nell’epoca dei Flash Mob, dell’Occupy Wall-Street, dei Pride, la musica colta sta ancora combattendo una battaglia del senso? Cosa si dice del mondo in una sala da concerto? Cosa imparo ascoltando, cantando, applaudendo? È di questo che si dovrebbe parlare al mondo, alle nuove e alle vecchie generazioni, a chi fatica a spiegarsi le cose, a chi vuole ascoltare, non solo per gioco, il passo di mille pensieri. A chi non sa, in una frase, chi erano i Beatles.



Autore
Prima di laurearsi al DAMS di Palermo ed in Musicologia a Cremona, prima di diplomarsi in canto a Caltanissetta, prima di scrivere per riviste come "L'Opera" e "Musical!" e di collaborare con cori quali l'Aslico di Como ed il "Costanzo Porta" di Cremona, passava i pomeriggi ad ascoltare cassette e a parlarne con gli amici. Oggi fa lo stesso, ma con CD ed mp3. Ama l'opera, il teatro musicale contemporaneo, le avanguardie, il rock, il pop, la filosofia e la buona cucina.

Iscriviti alla newsletter!

* indicates required

Ultimo tweet


Il Corriere Musicale | © 2014 All Rights Reserved

La chiamano classica, ma è sempre contemporanea.

C.F e P.I 02464250188 | R.E.A. di Pavia N° 275719

×

Newsletter | Rimani in contatto con noi


  • Gratuita - Ti invieremo i nostri migliori articoli e informazioni di attualità musicale
  • Ti potrai cancellare in qualsiasi momento
  • Non diffonderemo il tuo indirizzo