Giampaolo Bisanti: «Il mio Verdi al Maggio»

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Il direttore d’orchestra impegnato in un nuovo allestimento de La Traviata


di Michele Manzotti


È tra le opere più popolari del repertorio italiano. Tanto che La Traviata di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave è conosciuta anche al di fuori della – nutrita – cerchia degli appassionati. Eppure ogni allestimento fa storia a sé: è il caso di quello che il Teatro del Maggio presenta oggi, 21 giugno alle 20.30 (con repliche previste per sabato 23, lunedì 25 e martedì 26). Ne parliamo con il direttore d’orchestra Giampaolo Bisanti, che torna a Firenze dopo aver diretto La Bohème nel 2008.

«Ho affrontato Traviata — spiega Bisanti — nei miei anni di apprendistato e recentemente al Teatro San Carlo. Più che scoprire qualcosa di nuovo mi sono chiesto che cosa restituire di questa partitura. Insieme a Trovatore e Rigoletto, Traviata costituisce infatti lo spartiacque della grande carriera di Giuseppe Verdi. Allora mi sono detto che era necessario togliere i fronzoli e andare alla sostanza, anche perché la musica di Traviata parla direttamente ai sentimenti dello spettatore».

L’orchestra ha una parte importante?
«Molto, a partire dalla prime note del preludio in Si minore dove già si intuisce il carattere della vicenda. Poi si lascia andare nella sua funzione di supporto e di sottolineatura della danza. Anche al preludio del terzo atto, simile ma in altra tonalità, è dato il compito di farci capire la fine di Violetta. Ma è in tutta l’opera che il lavoro dell’orchestra è fondamentale».

Anche al coro Verdi affida un ruolo primario…
«Certo, anzi mi piace sottolineare la professionalità dei musicisti del Maggio. Con l’orchestra mi sono già trovato benissimo con La Bohème diretta qualche anno fa. Poi mi sono sentito in simbiosi artistica con il maestro del coro Piero Monti. Gli artisti sono stati preparati ottimamente e si sono rivelati molto duttili. Questo è importante per il ruolo al tempo stesso da protagonista e da narratore del coro».

Veniamo al cast dove c’è una certa presenza di giovani. Come si pongono di fronte a questa partitura?
«Intanto va detto che vado incontro alla loro sensibilità per condividere la lettura della musica più che creare un rapporto di subordinazione. Il cast ha signori professionisti a partire dalle due cantanti che fanno Violetta, Marina Rebeka e Silvia Dalla Benetta. Poi ci sono i giovani del Maggio, formazione con cui abbiamo lavorato maggiormente sull’arte scenica piuttosto che sulla vocalità. Credo sia stata davvero un’ottima combinazione».

In un negozio di dischi, quale edizione di Traviata acquista?
«Due in particolare: quella diretta da Carlos Kleiber eseguita a Firenze, e quella di Riccardo Muti».


© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'autore: Michele Manzotti

Nato a Firenze nel 1960, è musicologo e giornalista. Dopo essersi laureato in Lettere nel 1986, ha collaborato con varie riviste, e ha insegnato storia della musica al Liceo musicale di Arezzo. Assunto al «Resto del Carlino» nel 1990, dal 1995 lavora a «La Nazione», dove attualmente è all'ufficio centrale. Nel 2002 in «Civiltà Musicale» è stato pubblicato il suo catalogo delle musiche non operistiche di Arrigo Boito. Dello stesso anno è l'uscita del libro Attilio Brugnoli-Il pianoforte e la sua mano (Polistampa, Firenze) con cd allegato con la prima incisione assoluta delle musiche di Brugnoli, compositore di cui ha poi raccolto l'opera omnia per l'Enap stampata da Laterza nel 2006. Cura inoltre tramissioni per l'emittente Rete Toscana Classica e collabora con gli Swingle Singers.

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