Sol Gabetta, violoncellista cosmopolita

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Cartellone  Dall’Argentina, dove è nata da genitori russi e dove si è in parte formata, agli studi a Madrid. E poi la carriera internazionale. L’interprete, in concerto a Milano per la Società del Quartetto, ha incontrato la stampa


L ‘abbiamo apprezzata nel primo concerto di Šostakovič con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Juraj Valčuha, in duo con la pianista Hélène Grimaud, nei recenti cd pubblicati da Sony con Lorin Maazel, Olga Kern e nel “Progetto Vivaldi”. La giovane e bravissima violoncellista, nata nel 1981, ha incontrato oggi la stampa milanese in occasione del concerto che terrà, accompagnata dal pianista Sergio Ciomei, il 5 febbraio per la Società del Quartetto (ore 20.30, Sala Verdi del Conservatorio di Milano. Biglietti: euro 25, sconto del 20% per il “Club dei lettori” del Corriere Musicale).

Il programma, che Sol Gabetta brevemente racconta ai lettori del Corriere Musicale nel video allegato, è una sorta di omaggio a tre compositori che hanno in modi molto diversi investigato il violoncello, partendo da Beethoven con le Sette Variazioni su “Bei Männern, welche Liebe fühlen” dal Flauto Magico di Mozart («Preferisco aprire un concerto con una pagina breve») e la Sonata n. 3 in la maggiore op. 69, poi la Sonata di Claude Debussy («in dieci minuti cosa è stato in grado di creare!») e quella in re minore op. 40 di  Šostakovič.

Vivace e cosmopolita, figlia di genitori russi trasferiti in Argentina (Piazzolla? «Piace alla gente, ma il tango è altra cosa»), formatasi a Buenos Aires e a Madrid, è vincitrice di numerosi concorsi internazionali tra i quali il Premio della Radio Suisse Romande di Ginevra (1995), Premio Natalia Gutmann al Concorso Čajkovskij di Mosca (1998), Concorso ARD di Monaco di Baviera, “Crédit Suisse Young Artist Award” (2004). Sol Gabetta è una perfezionista del suono, afferma che durante gli studi «ti insegnano a suonare bene ma sono pochi gli insegnanti che educano a tirar fuori il tuo suono», e che il valore della comunicativa sul palcoscenico deve rimanere uno degli aspetti fondamentali dell’esperienza concertistica. «Certo la partitura va rispettata, ma sul palcoscenico siamo artisti, dobbiamo comunicare. La musica non può limitarsi all’esattezza filologica». Sangue argentino? «Sono partita da lì giovanissima, avevo dieci anni, il mio temperamento è più russo».


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