Ascoltare la musica di Ludwig Schuncke (1810-1834), dotato pianista e compositore amico di Schumann scomparso precocemente, è come entrare nella carne viva della storia, cogliendo un crogiolo di stili entro il quale germogliano le tendenze che forgeranno le opere più note del periodo. Si può tutto sommato definire Schuncke un “compositore Biedermeier”, ma la categoria del Biedermeier appare qui come uno specchio tale da accogliere e riflettere disposizioni di segno diverso, amalgamandole sotto una veste sonora brillante e una forma lineare. Uno dei contrassegni più evidenti di questa musica è la prevalente tendenza a un’articolazione simmetrica delle frasi, ma questo non è per forza sinonimo di conformismo accademico: in Schuncke troviamo infatti anche lo sperimentalismo formale dei romantici, qui chiaramente orientato sulla stella polare beethoveniana. In effetti la lezione del Maestro di Bonn è presente a tal punto che nella Sonata op. 3 Schuncke conclude il primo movimento con un fugato, riprendendo in modo originale l’integrazione di fuga e sonata del tardo stile beethoveniano. E se ancora si dubitasse della conoscenza da parte di Schuncke delle ultime sonate di Beethoven, la cui piena acquisizione è di solito ritenuta dagli storici propria ad alcuni decenni successivi, le citazioni della Sonata op. 111 nel bizzarro Capriccio in Do min. op. 10 non lasciano dubbi; ancora più sorprendente è la presenza nello stesso brano, accanto a quelle beethoveniane, di citazioni di Chopin non meno esplicite. Schuncke conobbe personalmente Chopin ed eseguì le sue musiche, ma stupisce l’audacia di tenere presente nell’orizzonte compositivo dello stesso brano gli studi di Chopin e diverse sonate di Beethoven, senza peraltro farsi mancare l’allusione ad una fuga bachiana. È però l’ombra di Schumann a manifestarsi più di frequente, come in uno scambio di idee fra amici: nelle composizioni di Schuncke la citazione schumanniana lascia spesso il passo a influenze reciproche, dando a volte l’impressione che il più noto dei due abbia preso da Schuncke idee sviluppate nelle sue opere, ora nella Toccata op. 7, ora negli Studi Sinfonici, ora nel Concerto op. 54. Non è un caso che Schumann abbia appeso il ritratto dell’amico sulla parete sopra il suo pianoforte; ascoltando la musica di Schuncke sembra proprio di veder schiudere da un’angolatura aurorale l’orizzonte in cui vive e compone Schumann. Tatiana Larionova esegue bene la silloge di musiche pianistiche di Schuncke nel disco Brilliant classics 94807, con smalto ed eloquio lucido che per un verso trova la giusta misura rispetto a musiche tendenti ad un pout-pourri di motivi e di stili, per altro verso corrisponde con idee originali – come le lievi variazioni di tactus nell’op. 3 – alle pagine più ambiziose di Schuncke. A Renato Principe, autore di una monografia dedicata a Schuncke (Ludwig Schuncke. L’alter ego di Schumann,  LoGisma 2011), si devono le puntuali note del libretto del CD.

Pubblicato il 1970-01-01 Scritto da

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