di Redazione

trifonovIl 7 novembre 1934 alla Lyric Opera House di Baltimora l’Orchestra di Philadelphia diretta da Leopold Stokovski con Rachmaninov al pianoforte eseguiva per la prima volta la Rapsodia su un tema di Paganini op. 43. Ottant’anni dopo la stessa formazione sotto la bacchetta di Yannick Nézet-Seguin è nuovamente chiamata a interpretare quest’opera all’interno di un doppio disco (Deutsche Grammophon) interamente dedicato a Rachmaninov delle variazioni. Al pianoforte c’è Daniil Trifonov, che di certo non ha bisogno di grandi presentazioni, essendo entrato ormai da tempo nella rosa dei giovani pianisti più acclamati e interessanti della scena musicale contemporanea.

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Si nota fin da subito che ci si trova davanti a un’interpretazione di grande spessore, favorita da una buona intesa tra direttore e pianista che optano per una lettura che gioca spesso sui chiaroscuri, quali il passaggio dall’atmosfera cupa della variazione 17 alle tinte iridescenti dell’arcinota n. 18. Notevole l’equilibrio tra solista e compagine orchestrale, tanto che di variazione in variazione è tutto un naturale fluire fino alla fine, che regala attimi di limpidezza inaudita. Trifonov può vantare di una precisione e di una tecnica prodigiosa, vigore e risolutezza in questo dialogo serrato con l’orchestra, senza però rinunciare a momenti di respiro, in una lettura che fa brillare quest’opera di luce nuova.

Vera rivelazione del disco sono le Variazioni su un tema di Chopin op. 22, scaturite dal Preludio in do minore op. 28 n. 20. Densità emozionale e raffinatezza emergono in un’esecuzione che si concede alcune libertà (la variazione 10 si unisce alla n. 12, mancano all’appello la n. 11 come del resto le n. 18 e 19). Emerge così un pianista sapiente nel rimodellare la materia musicale, che privilegia una prospettiva più ampia e circolare sull’opera, scegliendo un finale alternativo con la libera riproposizione del tema iniziale. ll virtuosismo frizzante emerge al meglio nelle Variazioni Corelli, caratterizzate da una limpidità fuori dal comune e naturalezza sorprendente, mentre nel cuore del disco compare una chicca scaturita dalla penna di Trifonov dal titolo Rachmaniana. Un omaggio personalissimo del pianista a uno dei suoi miti, strutturato in cinque miniature ispirate a temi di vari Preludi ed Etudes-tableaux. Le vite e le carriere dei due russi appaiono così  legate a doppio filo:  “Avevo nostalgia del mio paese. Ero negli Stati uniti da due o tre mesi, avevo 18 anni ed ero lontano dalla mia famiglia per la prima volta” dichiara il pianista in merito alle circostanze della composizione. Passaggi ostici e pirotecnici, ondate liriche e malinconiche puntellate dal risuonare del motto del Dies Irae, per una composizione che fa entrare Trifonov di diritto nella storica schiera dei pianisti-compositori russi.

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Pubblicato il 2016-03-23 Scritto da BarbaraBabic

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