di Redazione

ass_cd_01Una sorta di déjà vu. Quattro mani che corrono tra il bianco e nero degli ottantotto tasti. Quelli di Alessandra Ammara e Roberto Prosseda oggi, come allora furono nelle esecuzioni di Felix Mendelssohn e della talentuosa sorella Fanny. Dalle pagine del compositore tedesco originali per due pianoforti, a quelle per pianoforte a quattro mani, in un programma che muove dalle composizioni giovanili fino alla trascrizione per pianoforte a quattro mani delle musiche di scena del “sogno shakespeariano”. Prosegue l’indagine di Prosseda sull’opera omnia pianistica di Mendelssohn, così come sul suo rapporto con la musica: «Un perfetto connubio tra tradizione e innovazione. Mendelssohn ha sperimentato nuove strutture musicali senza mai perdere il suo peculiare equilibrio formale, ha recuperato la grande tradizione della musica sacra di Bach e di Händel rinnovandola alla luce dell’esperienza del Romanticismo tedesco. Se Mendelssohn non fosse esistito, l’evoluzione della musica nella seconda metà dell’ottocento sarebbe stata certamente molto diversa».

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Si parte con la Sonata per due pianoforti in re maggiore MWV S 1 (1820), opera giovanile ma anche prima sonata e prima composizione da lui scritta in tre movimenti. Suono sgranato, brillante e cristallino, tocco delicato e leggero ma deciso, insieme a solidità e precisione tecnica, donano all’esecuzione una naturale cantabilità e una capacità espressiva fuori dal comune. Così come controllo della sonorità e padronanza consentono ai due un susseguirsi continuo di colori e infinite nuance in una perfetta comunione di intenti interpretativi. La carrellata prosegue con Klavierstück per due pianoforti in sol minore MWV S 2, composto nel 1820, dai forti richiami mozartiani.

E, ancora, è con la Fantasia in re minore per pianoforte a quattro mani MWV T1, risalente al 1824, che l’esecuzione esalta con leggerezza il carattere velatamente belcantistico ma anche la direzione di un discorso dalla singolare finezza formale. Seguono il Duetto per pianoforte a quattro mani in la maggiore op. 92, MWV T 4, composto nel 1841, e l’Andante con Variazioni per pianoforte a quattro mani op. 83a, MWV U 159 del 1844. Mentre il percorso si conclude con la trascrizione per pianoforte a quattro mani delle musiche di scena del Sogno di una notte di mezza estate, presentata nella versione originale pubblicata da Breitkopf nel 2001 (SON 407). Una trascrizione particolarmente riuscita, capace di rendere della scrittura sinfonica le finezze timbriche e la magia e i misteriosi tratti dell’opera shakespeariana.

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Pubblicato il 2016-03-25 Scritto da LuisaSclocchis

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