Liberi di ascoltare, liberi di giudicare?

Roberto Prosseda


Dall’interprete al pubblico: riflessioni sulla percezione della musica


di Roberto Prosseda


PER DEFINIZIONE, la musica non è una scienza, ma una forma d’arte, e come tale, non può essere oggetto di un giudizio assoluto o perfetto. Facile, pertanto, giustificare le frequentissime divergenze d’opinione in merito ad una determinata interpretazione: è pacifico che ogni ascoltatore abbia preferenze differenti, in base alla propria peculiare cultura e sensibilità. Ma siamo proprio sicuri che i nostri giudizi appartengano veramente a noi, e che non siano invece frutto di complesse influenze esterne? Siamo veramente liberi da pregiudizi quando ascoltiamo un’esecuzione musicale?

Un esempio. I giornali pubblicano numerosi articoli che preannunciano un grande evento, il concerto di un famoso artista che torna ad esibirsi dopo tanti anni in Italia. Ne parla anche la televisione e molti si affrettano ad acquistare il costoso biglietto, prima che sia tutto esaurito. Finalmente giunge il fatidico momento del concerto. La sala è strapiena, il grande musicista fa il suo ingresso con passo lento e sicuro, e dopo alcuni intensi attimi di silenzio dà inizio all’esecuzione. Molti ascoltatori distillano quelle note con il fiato sospeso: dopo mesi di attesa, stanno ascoltando il grande artista di cui tanto si è parlato. Bene, quanti di loro, in questa particolare condizione emotiva, riusciranno a percepire veramente ciò che il musicista sta facendo? Non molti. La maggior parte delle emozioni che giungeranno al pubblico potrebbero essere dovute più alla campagna pubblicitaria, ben preparata dagli efficientissimi uffici stampa dell’artista e dell’ente organizzatore, che non al reale carisma del concertista. E l’alto prezzo del biglietto rappresenta una subdola via per lasciare il pubblico soddisfatto: lo spettatore cercherà inconsciamente di trovare tutti i pregi nell’esecuzione per cui ha pagato tanto, anche a costo di ricorrere ai miraggi! E cosa sarebbe accaduto se lo stesso artista avesse suonato esattamente allo stesso modo, ma in condizioni diverse (sala piccola, periferica e semivuota, biglietto di 3 euro, nessuna pubblicità, neanche l’annuncio sul quotidiano locale)? Difficilmente avrebbe avuto lo stesso successo…

Il mondo della musica classica dà l’impressione di somigliare sempre più a quello della musica commerciale, in cui la costruzione dell’immagine, spesso realizzata grazie ad ingenti sponsorizzazioni, conta molto più della effettiva qualità artistica. Alcune stagioni concertistiche registrano costantemente il “tutto esaurito” nonostante un livello musicale scadente, mentre altre investono tutto sul cartellone raccogliendo i migliori artisti del momento, ma non riescono mai a riempire neanche metà della sala. Questa non vuole essere una denuncia moralistica: anzi, trattare la musica come un prodotto d’immagine potrebbe anche essere un vantaggio, così che possa diventare un buon affare per i grandi enti finanziatori ed attirare più pubblico e più capitali.

Ma ciò che è importante (e non solo nel campo della musica!) è che ognuno non perda completamente la propria libertà di giudizio. Un ascoltatore indipendente e sensibile dovrebbe saper distinguere tra un bluff pubblicitario ed un grande artista, anche se quest’ultimo non ha ancora (o non ha più) un’agenzia o una casa discografica abbastanza influente da imporlo nei contesti più prestigiosi. La libertà di ascoltare e di scegliere è un diritto che, per fortuna, ancora esiste, ma non tutti lo sanno esercitare. Come? Ad esempio, approfittando dell’immensa offerta discografica di cui oggi si dispone in Italia, almeno virtualmente. Forse i negozi della nostra città non offrono una scelta di cd vasta e pluralistica, ma grazie ai rivenditori online o ai grandi distributori ognuno può ascoltare con le proprie orecchie moltissime registrazioni, anche quelle di artisti sconosciuti o bistrattati a priori. E spesso le incisioni rare sono molto più economiche di quelle maggiormente pubblicizzate, per non parlare delle ristampe di dischi d’epoca: spesso si tratta di veri tesori da riscoprire, al prezzo di 6 o 7 euro!

Ciò vale anche per le occasioni di ascoltare musica dal vivo: vi sono molte piccole o medie stagioni, meno vincolate ai giri d’affari delle grandi agenzie, che invitano artisti sconosciuti o dimenticati in Italia, certamente degni di essere ascoltati almeno una volta.

D’altro canto, sta proprio all’ascoltatore saper cogliere più profondamente possibile quanto comunicato dall’interprete. È noto che la musica viene percepita diversamente da ciascuno, in base alle proprie predisposizioni culturali e alla propria condizione momentanea. Ciò che più importa è che non ci siano troppi pregiudizi che falsino la percezione sonora. Ascoltare molte volte lo stesso disco, per poi usarlo come metro di valutazione per altre interpretazioni, non è forse il modo migliore per essere “liberi ascoltatori”. Fare confronti è certamente utile e naturale, tuttavia è bene considerare che spesso il confronto è alterato dalle diverse condizioni d’ascolto (e, nel caso dei dischi, di registrazione e riproduzione).

Il rischio di perdere la libertà di ascolto coinvolge prevalentemente chi si occupa di musica a livello professionale. Se un pianista ascolta un altro pianista, sarà facilmente condizionato anche dalle proprie abitudini esecutive, da quanto imparato dai propri insegnanti, da eventuali simpatie o antipatie professionali, e tenderà a porre dei termini di paragone tutt’altro che oggettivi. Sarà, forse, più libero nell’ascoltare un’orchestra o un cantante, non essendo in quel caso condizionato da fattori tecnici o dall’appartenenza ad una determinata “scuola”.

Ciò non vuol dire che l’ignoranza aiuti a recepire meglio il messaggio musicale, giacché non esiste una assoluta verginità percettiva. Tuttavia, un atteggiamento di fiducia verso ciò che propone un nuovo interprete può certamente giovare ad una migliore comprensione e ad un più profondo godimento dell’arte musicale.

Un ascoltatore ideale dovrebbe inoltre saper distinguere in ogni musicista le affinità di gusto dal Talento assoluto. Il Talento è una dote che prescinde dalle scelte stilistiche o culturali dell’artista, e che consente ai fortunati che lo possiedono di emozionare realmente l’ascoltatore, di dire “la verità” in modo del tutto naturale e profondo. Purtroppo nella maggior parte dei casi il vero Talento è sostituito da una più banale professionalità, unita ad un adeguato approfondimento stilistico e supportata da accurate strategie commerciali. Se gli ascoltatori sapranno riconoscere ed apprezzare i veri Talenti, la musica avrà ancora tante belle sorprese e gioie da regalare.


Il Corriere Musicale ringrazia Roberto Prosseda per la gentile concessione alla pubblicazione di questo scritto inedito


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L'autore: Roberto Prosseda

Roberto Prosseda ha recentemente guadagnato una notorietà internazionale in seguito alle incisioni Decca dedicate a musiche inedite di Felix Mendelssohn. E' vincitore di numerosi premi discografici, tra cui lo CHOC di Le Monde de la Musique-Classica, il Diapason d'Or, il Best of the Month di Classic FM. Dal 2005 Roberto Prosseda suona regolarmente con alcune delle più importanti orchestre del mondo, tra cui London Philharmonic, New Japan Philharmonic, Moscow State Philharmonic, Bruxelles Philharmonic, Calgary Philharmonic e Gewandhaus Orchester. Con quest'ultima, diretta da Riccardo Chailly ha inciso il Concerto inedito in mi minore di Mendelssohn, pubblicato dalla Decca nel settembre 2009. In Italia è ospite regolare di Serate Musicali di Milano e dell'Accademia di Santa Cecilia di Roma ed è frequentemente invitato dai maggiori Enti concertistici, tra cui il Teatro alla Scala, l'Unione Musicale di Torino, l'Accademia Filarmonica Romana, il Teatro la Fenice. Nato a Latina nel 1975, Roberto Prosseda ha intrapreso gli studi di pianoforte con Anna Maria Martinelli e Sergio Cafaro. Alla sua formazione hanno contribuito Dmitri Bashkirov, Leon Fleisher, Alexander Lonquich, William Naboré, Boris Petrushansky, Franco Scala, Charles Rosen, Karl Ulrich Schnabel, Fou Ts'ong, docenti con cui ha studiato presso l'Accademia Pianistica di Imola, l'International Piano Foundation e ai corsi di Sermoneta. Si è affermato in vari concorsi internazionali ("Micheli" di Milano, "Casagrande" di Terni, "Schubert" di Dortmund, "Mozart" di Salisburgo). Oltre a Mendelssohn, di cui è oggi considerato il più autorevole interprete pianistico, Prosseda è particolarmente apprezzato nelle interpretazioni di Mozart, Schubert, Schumann e Chopin, autori a cui si è anche dedicato nelle sue più recenti incisioni Decca. Attivo anche nella promozione della musica d'oggi, Prosseda ha in repertorio l'integrale della produzione pianistica di Petrassi, Dallapiccola e Aldo Clementi e numerose composizioni di compositori italiani contemporanei, tra cui Berio, Castaldi, Dall'Ongaro, Fedele, Solbiati. La critica e il pubblico riconoscono alle sue interpretazioni un particolare coinvolgimento emotivo e una introspezione capace di commuovere l'ascoltatore grazie ad un particolare uso del "rubato" e ad una grandissima varietà timbrica, specie nel pianissimo. Nel 2010 la Deutsche Grammophon ha selezionato dodici incisioni di Prosseda per inserirle nel cofanetto "Classic Gold", pubblicato nel maggio 2010. Il suo più recente CD è dedicato a Franz Liszt (Années de Pèlerinage, Decca 2011). Nella stagione 2011/2012 Roberto Prosseda ha debuttato al piano-pédalier, strumento di rarissimo ascolto, oggi costruito dall'artigiano Luigi Borgato (www.borgato.it). Presenterà in prima esecuzione moderna il Concerto di Gounod per piano-pédalier e orchestra con numerose orchestre, tra cui la Toscanini di Parma, i Berliner Symphoniker, la Weimar Staatskapelle, la Sinfonica Siciliana, la Bruxelles Philharmonic.

C'è un commento all'articolo

  1. La critica

    “Se un pianista ascolta un altro pianista, sarà facilmente condizionato anche dalle proprie abitudini esecutive, da quanto imparato dai propri insegnanti, da eventuali simpatie o antipatie professionali, e tenderà a porre dei termini di paragone tutt’altro che oggettivi.”
    Sono assolutamente d’accordo: questo a mio avviso significherebbe anche il superamento di quel pregiudizio che vorrebbe qualche critico un “semplice” musicista fallito. [Salvo poi che, naturalmente, un tempo era obbligatorio per i critici musicali almeno saper leggere la partitura al pianoforte]. Come diceva Glenn Gould, la musica si ascolta col cervello (e le orecchie), non con le dita – o una cosa del genere!-.

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