Custodi di una tradizione musicale profonda

[wide]

Marocco, foto di Nico Staiti

[/wide]

Musica per i riti femminili da due culture diverse, quella del Kosovo e quella marocchina: è in prima nazionale a Bologna questa sera, presso i Laboratori DMS alle 21.30, il concerto, a cura dell’etnomusicologo Nico Staiti, intitolato Omomondo. Danze, rituali, suoni al confine tra maschile e femminile


di Patrizia Luppi


Mentre dal Kosovo arriva una coppia di cantori e suonatori di tamburello, uomo e donna, che aprirà la serata, il gruppo proveniente da Meknès, una delle città imperiali del Marocco, è composto da suonatori e cantori travestiti. I Figli di Melikà (la Regina, nome più comunemente traslitterato dall’arabo in Malika) vengono di solito ingaggiati per feste di nozze o per celebrazioni al femminile di vario genere; la loro musica, come quella gnawa diffusa in varie zone del Marocco, ha lo scopo di indurre una trance benefica.

Kossovo, foto di Nico Stati

La particolarità di questo gruppo sta nell’immagine dei suoi componenti, che spesso adottano l’abbigliamento femminile per le occasioni rituali. Come scrive Nico Staiti, «Antecedenti storici di queste tradizioni sono i riti dedicati a divinità femminili, in specie a Cibele, i cui officianti – detti in latino appunto effeminati – si vestivano da donna e suonavano il tamburello. Le tracce archeologiche e letterarie di queste tradizioni risalgono all’VIII sec. a.C., e interessano un’area che va dalla Persia a tutto il Mediterraneo. Ulteriori diffusioni e riplasmazioni di questi riti sono dovuti, in area ottomana, alla cultura dell’harem e al ruolo degli eunuchi nell’intrattenimento femminile.Attori di questi riti sono spesso dei marginali (…) anche in ragione della collocazione sociale delle comunità di effeminati: che in Kosovo, in Macedonia e spesso in Turchia sono rom, e altrove sono mendicanti, musicisti di strada,  gente che vive con difficoltà e con perizia sul confine tra mondi diversi. Pure questi “marginali tra i marginali” sono custodi, per sé e per gli altri, di memorie profonde, interpreti di riti necessari all’intera comunità. (…) Quel che si è soliti ritenere esclusivamente un orientamento sessuale, del tutto personale e indipendente dal tessuto sociale in cui si collocano gli individui, ha invece una dimensione condivisa, agisce all’interno della società, la modella e ne è a sua volta orientata. Senza effeminati e travestiti la nostra concezione del femminile e del maschile, del sacro, di aspetti rilevanti della danza e della musica sarebbe diversa, e assai più povera».

Ai Laboratori DMS in via Azzo Gardino 65/a, Bologna. Ingresso libero e aperto a tutti, con ritiro di coupon gratuiti distribuiti la sera stessa, ai Laboratori DMS, dalle ore 19 fino ad esaurimento posti.

Per Informazioni al pubblico: CIMES, tel. 0512092400, www.muspe.unibo.it/cimes


© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'autore: Patrizia Luppi

Giornalista professionista, fa parte dell’Associazione nazionale dei critici musicali. È stata a lungo redattrice di due riviste specializzate, prima Musica Viva e poi Amadeus; nel frattempo ha svolto numerose altre attività, in particolare collaborando con quotidiani (è stata fra l’altro il critico musicale del dorso milanese de La Stampa), con testate settimanali e mensili, con Rai RadioTre e con RaiSat Show. Per un decennio direttore responsabile di Esz News, quadrimestrale delle Edizioni Suvini Zerboni, conserva tuttora uno speciale interesse per la musica contemporanea; attraverso gli studi giovanili di canto, con maestre come Rosetta Noli e Carla Castellani, e quelli di recitazione svolti in età più matura, ha coltivato l’amore per l’opera lirica e per la musica vocale da camera. È vicedirettore del Corriere Musicale

Perché non dire la tua? Leggi e accetta la Policy sui commenti