London Sinfonietta, “Repeating patterns”

cage reich riley


Novecento  A Londra si è tenuto un concerto del prestigioso ensemble dedicato al minimalismo statunitense. In programma composizioni di Philip Glass, Steve Reich e Terry Riley


di Michele Manzotti


Quando il minimalismo nacque negli Stati Uniti come reazione al linguaggio musicale novecentesco europeo, non era certo per tornare alla melodia. Piuttosto i compositori che si riconoscevano in quel movimento, a loro volta volevano stupire. Non solo ogni materiale poteva diventare uno strumento musicale, ma una nota o una serie di note ripetute continuamente si trasformavano a loro modo nel tema conduttore della composizione. Repeating patterns, appunto modelli ripetuti, era il titolo della serata che si è tenuta alla Purcell Room di Londra nell’ambito della rassegna Landmarks della London Sinfonietta. Alcuni dei solisti dell’ensemble, con l’ausilio di un impianto e tecnici audio e video, hanno quindi affrontato alcuni dei classici del genere (perché ormai divenuti tali) composti da Philip Glass, Steve Reich e Terry Riley negli anni ’60 e ’70 del XX secolo. Citiamo per primo il violinista Jonathan Morton che ha affrontato la Violin Phase di Reich, dalla durata di 15 minuti, e la Knee Play 2 di Reich con una tecnica invidiabile e un fraseggio che ricordava quelli tipici delle allemande delle suites di Bach. Ricordiamo anche il percussionista David Hockings che su un tavolino di legno amplificato ha tamburellato con le dita la complicata 1+1 di Glass ed è stato quindi  raggiunto dal collega Serge Vuille per Clapping Hands di Reich dove il battito di mani, apparentemente semplice, diviene una lezione sul ritmo grazie ai tempi differenti affidati ai due esecutori. Forse la parte più attesa del concerto era quella finale con In C di Terry Riley dove l’accordo di do maggiore viene dilatato per 15 minuti da 11 strumentisti, tra cui alcuni giovanissimi selezionati tra gli aspiranti membri permanenti dell’orchestra. Si tratta di uno dei brani maggiormente eseguiti di questo genere tanto che l’album originale eseguito dall’autore è stato recentemente ristampato dall’etichetta inglese Esoteric. Una serata all’insegna del successo di pubblico (era la seconda replica dello stesso programma) che non si è conclusa con l’uscita dalla sala. Le maschere infatti consegnavano agli spettatori un cartoncino con le istruzioni della Ear Piece di Riley, per un’ulteriore iniezione di minimalismo da sperimentare a casa propria.

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L'autore: Michele Manzotti

Nato a Firenze nel 1960, è musicologo e giornalista. Dopo essersi laureato in Lettere nel 1986, ha collaborato con varie riviste, e ha insegnato storia della musica al Liceo musicale di Arezzo. Assunto al «Resto del Carlino» nel 1990, dal 1995 lavora a «La Nazione», dove attualmente è all'ufficio centrale. Nel 2002 in «Civiltà Musicale» è stato pubblicato il suo catalogo delle musiche non operistiche di Arrigo Boito. Dello stesso anno è l'uscita del libro Attilio Brugnoli-Il pianoforte e la sua mano (Polistampa, Firenze) con cd allegato con la prima incisione assoluta delle musiche di Brugnoli, compositore di cui ha poi raccolto l'opera omnia per l'Enap stampata da Laterza nel 2006. Cura inoltre tramissioni per l'emittente Rete Toscana Classica e collabora con gli Swingle Singers.

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