«L’Italia è davvero il paese della musica?»

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Ritratto caricaturale di Riccardo Malipiero visto da Franco Rognoni (1964)


Così titolava il “Corriere Lombardo” una delle tante appassionanti riflessioni di Riccardo Malipiero. In occasione di una giornata di studi dedicata al compositore e critico musicale, pubblichiamo l’intervento apparso nel 1960: anatomia di un paese che a più di cinquant’anni di distanza ha risolto in minima parte le “sabbiose fondamenta”


di Riccardo Malipiero


LO SCIOPERO CUI SONO ARRIVATI I LAVORATORI dello spettacolo lirico, pochi giorni or sono, ha forse portato a conoscenza del popolo italiano una situazione che non conosceva. Forse però non arrivata a chiarirla completamente.

Quello sciopero non è stato altro che un’azione dimostrativa: per una volta tanto esso non ha avuto moventi politici o di rivendicazione salariale. C’è, è ver0, un segno di protesta politica, vale a dire contro una cattiva amministrazione; c’è, è vero, una preoccupazione per il lavoro futuro, ma non c’è (questo volevamo dire) un gioco partitico o un’inadeguatezza di compensi. Perché per una volta tanto tutti gli uomini politici sono stati d’accordo nel considerare il problema degli Enti lirici come secondario e addirittura trascurabile. Diciamo meglio: nessuno si è mai posto di fronte ad un problema che è molto più vasto, che trascende quello degli Enti lirici: il problema della musica lirica in Italia.

La demagogica affermazione: Italia, paese della musica è talmente comoda e posa su così radicate anche se, come vedremo, sabbiose fondamenta, che tutti possono ignorare il fatto che la musica non è affatto di casa in Italia. E lo sciopero di pochi giorni or sono e i conseguenti articoli e i progetti di Leggi e via discorrendo non sono che la goccia che ha fatto traboccare il vaso: dovrebbe, perché purtroppo anche questa volta temiamo che si ricorrerà a soluzioni di compromesso che non sistemeranno nulla o scontenteranno tutti.

Malipiero insieme a (da sinistra): Valentino Bucchi, Guido Turchi, Bruno Maderna, Camillo Togni (Venezia, 1946)

Malipiero insieme a (da sinistra): Valentino Bucchi, Guido Turchi, Bruno Maderna, Camillo Togni (Venezia, 1946)

La situazione può essere sintetizzata così: i Conservatori di musica sono in pauroso abbandono, non si dà nessuna istruzione (o quasi, e comunque un altro progetto di legge prevede di abolire anche quel poco che si è fatto finora) nelle scuole elementari e secondarie. Non esistono che due, tre cattedre di storia della musica nelle università di tutta Italia. L’amministrazione della musica è in genere in mano di inetti, l’informazione musicale è affidata talvolta anche a giornalisti (o pseudo tali) mancanti di vera preparazione professionale: questa la situazione della musica in Italia. Il popolo italiano non se ne accorge, non se ne rende conto: la Lira è considerata solida, le ferrovie funzionano, le autostrade vengono allargate, ci saranno le Olimpiadi a Roma, i diplomatici lavorano per la distensione internazionale… L’Italia è il paese della musica, lo dicono tutti, per cui il pensiero di Tizio o Caio, fa certamente parte di ubbie e di rancori personali. Perché la musica non fa parte del patrimonio spirituale degli italiani: forse che un’epidemia delle renne in Lapponia sarebbe sentita in Italia? Musica e renne sono egualmente distanti dagli italiani e lo dimostra il successo degli urlatori che sono in rapporto alla musica come gli imbianchini con la pittura, lo dimostra la scarsa considerazione verso la professione del musicista, lo dimostra, in una parola, la situazione della musica in Italia.

L’Italia ha un passato illustre e invidiabilissimo: all’Italia hanno attinto a piene mani e in ogni tempo musicisti d’ogni parte del mondo: ogni parte del mondo è stata felice di dare ospitalità a musicisti italiani; l’Italia ha un patrimonio in teatri quale nessun altro paese ha; le sue condizioni climatiche, biologiche o che altro fanno sì che non passi generazione senza che qualche musicista assurga a fama mondiale; l’Italia è considerata dappertutto come la culla della musica. A queste realtà, diciamo così storiche, cosa contrappone la realtà di oggi? L’Italia ha dovuto cedere il primato e tutt’al più condividerlo, in certi settori, con altre nazioni; i teatri lirici italiani stanno andando in rovina o vanno lentamente trasformandosi in sale cinematografiche: il riconoscimento nazionale manca quasi totalmente a musicisti anche quando sono noti mondialmente e via dicendo.

Il musicista italiano si sente straniero in casa propria: egli parla una lingua che nessuno intende perché nessuno insegna agli italiani cosa sia la musica. In questo ambiente, in questo clima, si capisce che la crisi attuale del teatro lirico non sia che una parte di un problema gravissimo che va ogni giorno peggiorando per il decadimento progressivo di ciò che si offre al popolo italiano come pane spirituale (…)

Su tutto ciò vale la demagogia di un sistema affetto da miopia e stigmatismo; il teatro italiano langue e l’Italia si permette di dare una sovvenzione al teatro d’opera di Chicago e ad una numerosa serie di teatri e di istituzioni musicali che portano il teatro musicale italiano all’estero! Ovverossia si danno premi a quei teatri che ospitano Butterfly e Trovatore e Rigoletto e Barbiere di Siviglia e via dicendo, tutte opere senza delle quali (ove questo ove quella, ove più ove meno) nessun teatro lirico può vivere. Opere che sono popolari all’estero quanto in Italia: che non hanno assolutamente bisogno d’incoraggiamenti per venir rappresentate.

E vale la demagogia della falsa definizione “Italia, paese della musica” per cui lo Stato tassando obbligatoriamente e senza discriminazioni il cittadino si erge a mecenate (controsenso perché in paesi dove la musica fosse di casa il singolo cittadino dovrebbe essere volontariamente mecenate di se stesso, pagandosi non a prezzo politico gli spettacoli che desidera vedere) e non si preoccupa di dare ai cittadini un autentico mezzo d’apprendimento, vale a dire creare i consumatori di musica nel senso migliore del termine. Ma di ciò parleremo in un prossimo articolo.

Pubblicato sul Corriere Lombardo, 11-12 febbraio 1960


Omaggio a Riccardo Malipiero, 100 anni che attraversano un secolo | Giornata di studi martedì 30 settembre (ore 10-13 e 14.30-16.30) al Museo del Novecento di Milano con interventi di Giacomo Manzoni, Luigi Pestalozza, Gillo Dorfles, Paolo Franci, Raffaele Mellace, Nicola Scaldaferri, Benedetta Zucconi, Alessandro Turba, Barbara Babic. Coordinamento di Emilio Sala. Concerto (ore 17.30) del Milano ’808Ensemble. Ingresso libero. Il Corriere Musicale è tra i partner dell’iniziativa. Maggiori informazioni


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