«Carnaval» di Salvatore Sciarrino: prima assoluta del ciclo completo


All’Accademia Chigiana di Siena abbiamo ascoltato la composizione nella sua veste integrale. Protagonisti i Neue Vocalsolisten Stuttgart, Klangforum Wien, Daniele Pollini al pianoforte e la direzione di Tito Ceccherini


di Elena Abbado foto © Luca Carrà


IL CAMBIAMENTO CHE NELL’INVERNO PASSATO ha interessato i vertici dell’Accademia Musicale Chigiana con le dimissioni, dopo quasi un ventennio, dello storico direttore Aldo Bennici a favore di Nicola Sani, sta dando i suoi concreti effetti. Un processo di rilancio e d’internazionalizzazione che nasce innanzitutto dalla forma, mantenendo però intatta l’identità chigiana: le Settimane musicali sono ora il Chigiana International Festival and Summer Academy. La stagione da quest’anno si avvale di presentazioni e aggiornamenti in tempo reale su svariati social network. Il programma 2015 ci presenta chiaramente gli intenti di Sani per il prossimo triennio; non solo una maggiore apertura verso l’estero e verso il nuovo con il concerto d’apertura che ha visto l’esecuzione della riscrittura di Max Richter delle Quattro stagioni di Vivaldi (Recomposed by Max Richter: Vivaldi, The Four Seasons), ma anche con la prospettiva di continuare ed implementare quella naturale propensione all’accoglienza del repertorio italiano contemporaneo già eseguito nel circuito internazionale e ancora oggi difficilmente ascoltabile nel nostro paese.

È questo il caso di Carnaval di Salvatore Sciarrino, un ciclo per voci, ensemble e piano concertante, la cui elaborazione inizia nel 2011 anche se con materiali testuali raccolti già nel 1999. Parzialmente eseguito nei maggiori festival mondiali tra il 2012 ed il 2014, il 13 luglio al Teatro dei Rozzi, Carnaval ha potuto essere ascoltato per la prima volta nella sua interezza, dandoci finalmente un’idea complessiva della sua struttura. Gli esecutori erano tutti interpreti sciarriniani di consolidata esperienza: Neue Vocalsolisten Stuttgart, Klangforum Wien, con Daniele Pollini al pianoforte per la direzione di Tito Ceccherini. La genesi della raccolta, o libro, come l’autore stesso l’ha definito, è anche la storia dei pezzi. Dodici brani di cui il nucleo primario è composto dal n. 11 (Strumentale), l’unico a non contemplare le voci, nato dalla richiesta di Maurizio Pollini per il Lucerna Festival, un pezzo per pianoforte concertante ed ensemble che da solo occupa quasi la metà dell’intero programma. Per giungere e far giungere l’ascoltatore a questo fulcro sonoro, Sciarrino ha dovuto compiere un tortuoso viaggio personale.

Ci accoglie, in prima esecuzione assoluta, un’ideale primo capitolo, Così disse il costruttore di prue, costituito da nove brani (nn. 1-9), a tratti paragonabile ad una raccolta madrigalesca per la scelta di dividere il breve testo in nove strofe e dedicare ad ognuna di essa una rilevanza propria, all’interno di un discorso musicale unitario. Il testo è frutto di una riscrittura fatta dal compositore stesso (come per quelli di tradizione cinese utilizzati nei nn. 10 e 12), di un viatico papuano di un costruttore di prue al proprio allievo. La scrittura vocale di Sciarrino si basa in questa raccolta principalmente su una ricerca sull’intervallo musicale, in cui il testo si plasma e si spezza sulla prosodia imposta dell’autore. I Neue Vocalsolisten si confermano come eccellente gruppo di solisti dalle forti personalità. Le loro voci sono le vere protagoniste di questa lunga prima sezione, a cui è richiesto di far emergere il dialogo-monologo (l’allievo tace e ascolta, ma sarà a sua volta maestro un giorno), mentre la scrittura strumentale rappresenta la natura che fa da cornice e spettatrice del dialogo, quasi assente, nel ricordare l’acqua evocata dallo scultore, che tra una parola e l’altra s’infrange sugli scogli.

Più ci si addentra in Carnaval, come in una foresta di ricordi, una vegetazione esotica, e più gli strumenti ci accompagnano lungo il cammino con parti sempre più presenti, già mostrando segni d’irrequietezza nei nn. 4, 6 e 9. Alla fine del ciclo anche il pianoforte inizia, quasi timidamente a comparire, fino a prendere negli ultimi tre brani (Largo spazio, Strumentale e Liuto senza corde) maggiore rilievo ed in fine ad imporsi nel n. 10. La scelta di utilizzare coppie di strumenti, due flauti, due clarinetti bassi, due tromboni e due violoncelli, non ci sembra casuale, ricordandoci ancora una volta la dualità del testo, mentre è un sottobosco di percussioni a determinare l’atmosfera sospesa e atemporale. Il maestro si rivolge ad un allievo che a sua volta diverrà maestro, ma anche a sé stesso, un tempo giovane artista. Entrambi sono destinati al compito più ingrato e più alto: la creazione pura. Questa riflessione non può che farci pensare alla realtà di Sciarrino stesso che proprio alla Chigiana è legato da una collaborazione d’insegnamento e che in questi giorni sta tenendo il suo annuale corso di composizione. Klangforum Wien con Daniele Pollini al pianoforte e Tito Ceccherini alla direzione hanno già eseguito numerose volte gli ultimi tre brani del ciclo e ciò è riscontrabile nella coesione e precisione degli interpreti, inoltre Daniele Pollini, musicista dall’articolata formazione (è anche direttore e compositore) è anche il dedicatario in prima persona del brano n. 10., Lasciar vibrare. Ceccherini è ormai direttore di grande familiarità con il repertorio del compositore siciliano così come per quello novecentesco e contemporaneo, vantando una carriera in grande ascesa in Italia e all’estero, anche in questa esecuzione si è dimostrato non accontentarsi di una semplice lettura, ma di un’approfondita interpretazione dell’opera

Carnaval, il cui titolo è un omaggio esplicito a Schumann, è una raffinata riflessione sulla vita dell’artista, sulla difficoltà della creazione, ma allo stesso tempo sul senso di pienezza che essa ci regala. Una riflessione sedimentata e autobiografica del grande compositore italiano (lo stesso Sciarrino si definisce il suonatore di liuto senza corde dell’ultimo pezzo). Interpreti d’eccezione ed un’esecuzione d’altissimo livello per un concerto dalla portata internazionale che ci fa piacere vedere nella programmazione senese.


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L'autore: Elena Abbado

Elena Abbado (Arezzo, 1981) è laureata con lode in Musicologia e beni musicali e ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia dello Spettacolo presso l'Università di Firenze. Si è inoltre formata all'estero presso il Balassi Institute, l'Università ELTE, l'Accademia Liszt di Budapest e le Università di Pécs e Debrecen. Inizia a scrivere articoli musicologici nel 2002. Dal 2008 conduce attività convegnistica. Dal 2012 al 2014 è stata redattore della rivista «Drammaturgia». Musicologicamente ama dividere i suoi interessi e le sue ricerche tra passato e presente, facendo esperienze diversificate e ritenendo ciò una risorsa per trovare nuovi approcci storiografici. Collabora dal gennaio 2015 con Il Corriere Musicale

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