“A rivedere le stelle” con il finale del Tell rossiniano


Presentata la mega-serata che sostituisce la tradizionale apertura del Teatro alla Scala del sette dicembre


di Luca Chierici foto © Brescia&Amisano


Con una decisione che ha in parte spiazzato molti commentatori e addetti ai lavori, il Teatro alla Scala ha scelto di rinunciare all’apertura del sette dicembre secondo il progetto originale (la messa in scena di Lucia di Lammermoor nella versione primitiva) per puntare su uno spettacolo che il Sovrintendente Meyer ha insistito voler essere qualcosa di più di un recital operistico, di un gala. Uno spettacolo – «A riveder le stelle» è l’ultimo verso dell’Inferno dantesco scelto come sigla – che segue la trama di un racconto innervante la successione dei momenti musicali, trama che è stata presentata dal regista Davide Livermore e dal direttore Riccardo Chailly. Uno spettacolo che coinvolge tutte le componenti del Teatro e si serve di tutte le più moderne tecnologie (di “realtà aumentata” ha parlato Livermoore) e di richiami a forme di comunicazione diverse per raggiungere l’obiettivo di una serata davvero unica.

È bene precisare innanzitutto che lo spettacolo, di lunghezza e varietà insolite, non sarà che in parte tenuto all’interno della cornice del Teatro, e il suo svolgimento vedrà l’assortimento di un numero impressionante di interventi da parte di personaggi famosi (cantanti, solisti, danzatori,…) evocati sia con la presenza diretta in sala, sia attraverso il montaggio di filmati registrati in precedenza. Il Teatro avrebbe potuto proseguire nei dettagli del programma annunciato mesi fa (il progetto donizettiano)? Si, se anche in quel caso si fosse ricorso all’espediente del montaggio asincrono di più parti. Ma due motivi, almeno, sono stati alla base del cambiamento di strategia: i contagi che hanno avuto luogo tra le maestranze del Teatro in questi ultimi mesi e il desiderio di preparare qualcosa di eccezionale che ribadisse il ruolo univoco del teatro milanese. Un motivo, quest’ultimo, forse di vanto eccessivo, di ennesima dichiarazione di superiorità nei confronti di tutte altre organizzazioni musicali, pure eccellenti, che in questo periodo hanno giocato con successo una rischiosa partita percorrendo una strada maestra tradizionale (il caso della programmazione donizettiana di Bergamo, con ben tre titoli, è sotto gli occhi di tutti). Ma la Scala è la Scala ed è a questo punto inutile entrare in polemiche, anche se l’impianto scelto per la serata del 7 dicembre appare obiettivamente più un grande cesto natalizio, di quelli nei quali c’è tutto ma proprio tutto, che uno spettacolo nato originariamente con un programma ben definito. Sembra quasi, in altre parole, che direttore e regista si siano sforzati di cucire addosso alla lunga serata un arazzo che narra di uno specifico percorso musicale, quasi a giustificare un ordine dettato invece anche dalla presenza di un numero spropositato di protagonisti. D’altro canto il programma sottinteso è grandioso e intrigante, con un viaggio ricchissimo fatto di tappe che vanno cronologicamente dal Tell rossiniano alla Turandot di Puccini , attraverso Verdi, Donizetti, Giordano, Bizet,Wagner … e un secolo di grandissima musica. Un repertorio che ribadisce l’identità della Scala attraverso i numerosi autori che al Teatro hanno dedicato gran parte delle loro fatiche. E forse all’epilogo finale del Coro dal Guglielmo Tell guarderemo tutti con riconoscenza e la speranza di una rinascita che spazzi via i pessimi ricordi di questo 2020, davvero annus horribilis.

 

IL PROGRAMMA DEL 7 DICEMBRE IN SINTESI

Direttore : Riccardo Chailly
Maestro del Coro: Bruno Casoni
Orchestra, coro, compagnia di ballo del Teatro alla Scala
Cantanti : Juan Diego Flórez, Jonas Kaufmann, Plácido Domingo, Roberto Alagna, Lisette Oropesa, Ildar Abdrazakov, Luca Salsi, Sonia Yoncheva, Elīna Garanča, Vittorio Grigolo, Kristina Opolais, Piotr Beczala, Rosa Feola, Carlos Álvarez, Eleonora Buratto, Marianne Crebassa, Benjamin Bernheim, Aleksandra Kurzak, Francesco Meli, Camilla Nylund, George Petean, Marina Rebeka, Andreas Schager, Ludovic Tézier
Danzatori : Roberto Bolle, Nicoletta Manni, Martina Arduino, Virna Toppi, Timofej Andrijashenko, Claudio Coviello, Marco Agostino, Nicola Del Freo
Direttore d’orchestra per la sezione del ballo : Michele Gamba
Regìa : Davide Livermore
Drammaturgia: Davide Livermore, Paolo Gep Cucco, Andrea Porcheddu, Alfonso Antoniozzi, Gianluca Falaschi, Chiara Osella
Scene: Studio Giò Forma
Costumi Gianluca Falaschi
Scenografia digitale: D-Wok

Programma :
Pagine da Verdi, Donizetti, Puccini, Bizet, Massenet, Wagner e Rossini
Musiche per i balletti : Čajkovskij, Satie, Verdi
Coreografie di Manuel Legris, Rudolf Nureyev, Massimiliano Volpini

Diretta RAI dalle 17.00 su Rai1 e Radio3
Differita per Francia e Germania su Arte


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L'autore: Luca Chierici

Luca Chierici, nato a Milano nel 1954, dopo la maturità classica e gli studi di pianoforte e teoria si è laureato in Fisica. Critico musicale per Radio Popolare dal 1978 e per Il Corriere Musicale dal 2012, collabora alla rivista Classic Voice dal 1999 come esperto di musica pianistica. È autore di numerosi articoli di critica discografica e musicale, di storia della musica e musicologia, programmi di sala e note di lp e cd per importanti istituzioni teatrali e concertistiche e case discografiche. Ha collaborato per molti anni alle riviste Musica, Amadeus, Piano Time, Opera, Sipario. Ha condotto Il terzo anello per Radiotre e ha implementato il data base musicale per Radio Classica. Ha pubblicato per Skira i volumi dedicati a Beethoven, Chopin e Ravel nella collana di Storia della Musica. Ha curato numerose voci per la Guida alla musica sinfonica edita da Zecchini e ha tenuto diversi cicli di lezioni di Storia della musica presso i licei milanesi. Nell'anno accademico 2016-2017 ha tenuto un ciclo di seminari di storia dell'interpretazione pianistica presso il Conservatorio di Novara (ciclo che è stato replicato per l'anno 2017-2018 al Conservatorio di Piacenza). Appassionato di tecnologia, ha formato nel corso degli anni una biblioteca digitale di oltre 110.000 spartiti e una collezione di oltre 70000 registrazioni live. Nel 2007-2008 ha contribuito in qualità di consulente al progetto di digitalizzazione degli spartiti della Biblioteca del Conservatorio di Milano. Dal 2006 collabora alla popolazione del database della Petrucci Library (www.imslp.org).Dal 2014 è membro della Associazione nazionale Critici musicali.

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