Barbara Hannigan, Mysteries of the Macabre


Il soprano canadese in questi giorni in Italia nella doppia veste di direttore e interprete dell’opera di Ligeti (stasera al Teatro Verdi di Firenze)


di Michele Manzotti


È una delle voci più apprezzate dai compositori contemporanei, tanto da avere eseguito 75 prime mondiali. Ma spesso prende in mano la bacchetta per dirigere l’orchestra, anzi generalmente fa entrambe le cose. In questa veste sarà questa sera al teatro Verdi di Firenze (ore 21) per un programma che salta da un’epoca all’altra, ma che ha un filo conduttore. Lo spiega lei stessa, Barbara Hannigan, soprano canadese che torna a Firenze per la stagione dell’Orchestra della Toscana.

Rossini, Mozart e György Ligeti. Qual è l’elemento in comune in questo repertorio?
«La follia. Che non è solo impersonata da Mysteries of the Macabre di Ligeti che considero il mio idolo. Ma anche dallo stesso Rossini che a sua volta era l’idolo di Ligeti. Anche le arie di Mozart che eseguo (Vado, ma dove? K583 e Misera,  dove son K369) rappresentano momenti di smarrimento. Meno male che propongo anche quella chiamata Un moto di gioia (K579)».

Di Ligeti c’è anche un brano poco conosciuto come il Concert Românesc, ce ne può parlare?
«Fu composto quando Ligeti viveva ancora in Ungheria: non voleva venisse pubblicato per non confonderlo con la sua produzione più sperimentale. Ma è molto affascinante perché riprende temi popolari con un corno fuori scena che dialoga con quello sul palco. Poi improvvisamente al primo violino è affidato un momento di rottura con una figurazione brillante e l’orchestra che lo segue. Una prassi molto simile al crescendo rossiniano».

Mysteries of the Macabre, composizione del 1991, è tratto da Le grand Macabre, un testo di teatro di musica. Come lo affronterà?
«L’ho cantato per la prima volta nel 2001 e dato che il personaggio Gepopo è il capo della polizia segreta ne ho voluto dare una lettura dark, un po’ dominatrice, vestendomi di conseguenza. Il caso ha voluto che ci fosse Ligeti tra il pubblico, il quale dopo averlo visto ha dato il suo assenso al mio costume di scena. Adesso che lo dirigo da qualche anno oltre a cantarlo ho proposto dei cambiamenti, ma tutti mi dicono che il look deve restare così. Un compositore, Esa Pekka Salonen, mi ha consigliato addirittura di usare una frusta!»

È difficile cantare e dirigere insieme? 
«Devo fare due sforzi, uno mentale e l’altro fisico. Nel primo caso sono portata a partire un momento prima degli strumentisti: devo usare una disciplina ferrea perché questo diventi un modo per farmi seguire dall’orchestra. Per l’altro faccio una notevole fatica perché da una parte devo cantare utilizzando i muscoli di collo e busto, dall’altra devo usare braccia e gambe per farmi seguire dall’orchestra. Mi immedesimo talmente nel ruolo che quando dirigo senza cantare, girando le spalle al pubblico, sento che manca qualcosa».

Lei è canadese, qual è stata la sua formazione?
«Sono nata in una città dell’est, in Nuova Scozia, dove c’era un’orchestra che affrontava i “classici della classica” come le Sinfonie di Beethoven e il Messia di Haendel. Ad esempio fino ai 18 anni non avevo ancora ascoltato Mahler. Quando ero piccola ascoltavo molta musica pop in auto dato che in Canada le distanze sono molto ampie e con i miei fratelli ci divertivamo a cantare e a fare le armonie vocali. Sono così abituata a non fare paragoni tra un genere e un altro di musica. Poi ovviamente nelle mie scelte è entrato il mio gusto personale».

Oltre alla musica da camera affronta anche parti operistiche?
«Sto preparando Lulu di Alban Berg, ruolo nel quale debutterò a Bruxelles a settembre. Una prova difficile, ma è una creazione talmente bella che mi fa venire la pelle d’oca quando la studio. Sono attratta da questi personaggi, da come scoprire il lato oscuro, la tristezza delle persone. Forse perché per la mia natura sono molto solare».

Oltre ai due brani di Ligeti e alle tre arie di Mozart, il concerto inizia con l’ouverture de L’italiana in Algeri di Rossini, mentre di Mozart sarà esguita anche la Sinfonia concertante K364.  Repliche il 15 al teatro Goldoni di Livorno e il 16 al teatro Excelsior di Empoli (sempre alle 21)

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L'autore: Michele Manzotti

Nato a Firenze nel 1960, è musicologo e giornalista. Dopo essersi laureato in Lettere nel 1986, ha collaborato con varie riviste, e ha insegnato storia della musica al Liceo musicale di Arezzo. Assunto al «Resto del Carlino» nel 1990, dal 1995 lavora a «La Nazione», dove attualmente è all'ufficio centrale. Nel 2002 in «Civiltà Musicale» è stato pubblicato il suo catalogo delle musiche non operistiche di Arrigo Boito. Dello stesso anno è l'uscita del libro Attilio Brugnoli-Il pianoforte e la sua mano (Polistampa, Firenze) con cd allegato con la prima incisione assoluta delle musiche di Brugnoli, compositore di cui ha poi raccolto l'opera omnia per l'Enap stampata da Laterza nel 2006. Cura inoltre tramissioni per l'emittente Rete Toscana Classica e collabora con gli Swingle Singers.

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