Riccardo Chailly e Richard Strauss

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Al Teatro alla Scala il ciclo dedicato al compositore tedesco nel 150° della nascita. La prima esecuzione assoluta di Transitus di Wolfgang Rihm


di Luciana Galliano


IN QUESTA PRIMAVERA LA SCALA la Scala di Milano dedica a Richard Strauss, nel 150° della nascita, un ciclo di tre concerti, affiancando i maggiori lavori orchestrali del grande compositore bavarese ad un nuovo brano, commissionato ad un compositore contemporaneo che abbia una qualche affinità con la sontuosa scrittura straussiana. Il primo concerto, il 23 aprile, ha visto Philip Jordan dirigere il primo e l’ultimo poema sinfonico di Strauss accanto a Schlemil di Bruno Mantovani in prima esecuzione, applaudito per la “scrittura tagliente e [l’]originale realismo timbrico” (Angelo Foletto, su Repubblica).

Il 5 maggio, per il secondo concerto, è tornato sul podio della Filarmonica della Scala Riccardo Chailly, dopo la nomina a Direttore Principale (2015) e Musicale (2017) del Teatro, succedendo a Daniel Barenboim. Sicuramente Strauss è nelle sue corde, e anche Wolfgang Rihm, di cui ha già diretto dieci partiture prima di questa prima assoluta di Transitus per orchestra (2013). Il programma proponeva due poemi sinfonici abbastanza agli antipodi, il profondo, quasi musica assoluta Tod und Verklärung (1890) e il brillante Till Eulenspiegel lustige Streiche (1895), insieme ai bellissimi Vier letzte Lieder (1949).

Da questi ultimi comincerei a raccontare perché attrazione della serata, oltre al direttore d’orchestra e alla prima di Rihm, è stata il soprano Anja Harteros. Una splendida interprete, accurata nel fraseggio (madre lingua tedesca) e nell’intonazione, con una voce intensa, scura e drammatica ma anche estremamente sicura e agile negli impervi acuti della partitura; ci è parsa come commossa nei passaggi più toccanti di questo meraviglioso ciclo (o no? Strauss li consegnò insieme al figlio Franz che sollecitava il padre a comporre, ma ci sono differenze negli organici dei brani). E dunque nella sua interpretazione c’era il brivido della primavera, la malinconia dell’autunno, il tramonto, la notte, il presagio della morte null’affatto spaventevole ma come ascesa verso l’ignoto riconosciuto e desiderato… un momento altissimo in un concerto davvero felice. E quando alla fine del quarto Lied, quando il canto si chiede se la morte sia come andare a dormire contenti dopo una giornata faticosa, il corno (bravo e molto impegnato in questo programma Danilo Stagni) risponde riproponendo il tema di Tod und Verklärung. Chailly ha dato di questo primo poema sinfonico di Strauss una lettura che, più che scolpire i contrasti fra i due poli, accentua il carattere torrenziale e sontuoso della scrittura straussiana, ricca di luccichii e oro ma con una vena come di spossatezza fin de siécle – che è stata spesso accostata ai colori di Klimt. L’orchestra ha un bel colore, è apparsa sicura anche nel brano di Rihm, molto straussiano e  affermativo. Le pagine di questo nuovo brano, anch’esso molto applaudito con standing ovation al compositore, scorrono prive di dubbi e piene di esplosioni sonore o lunghe pause, con ritmiche animate ed esuberanze timbriche, felici mescolanze di forte impatto emotivo. La felicità, addirittura la facilità del fare musica di Rihm (autore di oltre 400 lavori) è anche l’agio di sviluppare situazioni narrative nel farsi della musica come da se stessa; se una ricerca è presente è quella di una naturalità del divenire musicale, certamente per ripetizioni e desideri, fantasie e memorie, ma soprattutto con un’energia che sorge dalla scelta del compositore sul fertile terreno della pratica. E Transitus per grossa orchestra (tutti i fiati in 3 parti, 4 corni e tuba) riflette una psicologia turbolenta, in un flusso continuo e pluristratificato che abbraccia, accoglie, sorride a tante altre musiche senza problemi stilistici: da una cadenza blues (orchestrata agli archi) a graziose movenze mozartiane, uno sguardo davvero rilassato alla storia.

Il brano è un unico movimento senza cesure, in gran parte Allegro con frequenti cambi di passo e un percorso abbastanza lineare che si carica sempre più di energia e concitazione – con tutti gli elementi tipici della scrittura di Rihm: gli ostinati omoritmici, il trascolorare dell’unisono, l’importante presenza delle percussioni e la stratificazione dei registri orchestrali – fino a quando il suono si dissolve su un intervallo acutissimo sussurrato fra violini e flauti, morendo come in contemplazione.  La gaiezza di Till Eulenspiegel ha chiuso la serata, tanti applausi e il pubblico felice per il bel concerto – e non erano nemmeno tanti stranieri… Il prossimo concerto chiude il ciclo, il 15 giugno con Esa-Pekka Salonen sul podio e la prima esecuzione di Dentro non ha Tempo di Luca Francesconi, in memoria di Luciana Abbado Pestalozza, incastonato fra Don Juan e Also sprach Zarathustra – prevediamo un altro concerto memorabile.

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Filarmonica della ScalaRiccardo Chailly, direttore | Secondo concerto del Ciclo Strauss | 5 maggio 2014



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L'autore: Luciana Galliano

Musicologa e studiosa di estetica musicale, ha coniugato un approfondito interesse per la musica contemporanea con una speciale attenzione alla musica contemporanea giapponese. Ha a lungo insegnato Antropologia Musicale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha collaborato con Luciano Berio per le ricerche musicologiche delle sue Norton Lectures (1993); collabora con le maggiori riviste musicologiche e con diverse istituzioni musicali tra cui CHIME (European Foundation for Chinese Music), i Festival MilanoMusica e MiTo, TextMusik. Responsabile della sezione musicale per il CESMEO (Istituto Internazionale di Studi Asiatici Avanzati), è corrispondente dall’Italia per alcune riviste musicologiche giapponesi. Ha partecipato ad innumerevoli convegni internazionali e tenuto conferenze in molte università italiane, giapponesi e americane. Ha pubblicato articoli su riviste scientifiche, contributi a volumi con Olschki, EdT, Guerini, Bärenreiter; i libri Yōgaku. Percorsi della musica giapponese nel Novecento (Cafoscarina 1998; ed. inglese: Yōgaku. Japanese Music in Twentieth Century, Scarecrow 2002); Musiche dell’Asia Orientale (Carocci 2004), The music of Jōji Yuasa (Cambridge Scholars Publ. 2011).

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