di Redazione

lisitsaNuances è il titolo della nuova registrazione di Valentina Lisitsa, interamente dedicata a Scriabin. Le opere che la quarantatreenne pianista ucraina affronta per l’occasione non fanno parte del repertorio pianistico maggiormente conosciuto ed eseguito: niente sonate, né alcun integrale di studi o preludi, ma una serie di pezzi a sé stanti o tratti da opere più vaste: walzer, scherzi, mazurke, improvvisi e fughe costituiscono l’humus di questo cd, arricchito dal più noto Preludio e Notturno per la mano sinistra op. 9 e dagli ultimi due Studi dell’op. 65, oltre che dal Poema op. 41, che costituisce il punto di svolta del cd. Da ammirare la scelta di questo programma alternativo, che si distanzia dal trend della discografia moderna di accorpare più integrali possibili, per dar spazio ad un percorso di ampio respiro, che coinvolge tutte le fasi salienti della vita di Scriabin: ciò giustifica  il fatto che le opere siano eseguite in ordine cronologico.

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In questo modo si percepisce chiaramente l’evoluzione profonda che il linguaggio scriabiniano ha avuto nel corso degli anni: dai primi pezzi ancora legati ad una certa scrittura pianistica romantica, per passare ad un allargamento progressivo degli orizzonti tonali, fino a raggiungere la rottura con gli schermi armonici e formali della tradizione.

I primi brani contenuti nell’album sono stati scritti da Scriabin in età giovanile e ancora in un periodo di studio, tanto che molti di essi non hanno nemmeno il numero d’opera. La scrittura tersa ed onirica sembra guardare più alla tecnica chopiniana che alla compattezza del pianismo russo dell’epoca (i titoli di questi brani, walzer, notturni, scherzi e mazurke sono chiaramente un riferimento alla figura di Chopin), e mettono in evidenza la ricerca di un lirismo che nei decenni successivi verrà portato all’estreme conseguenze da Rachmaninov (non a caso, Scriabin e Rachmaninov studiarono con gli stessi maestri, Zverev e Taneev, al Conservatorio di Mosca). Le qualità timbriche di Lisitsa sembrano adattarsi alla perfezione al pianismo scriabiniano; la ricerca di un lirismo estremo, abbinata ad una sufficiente libertà agogica rendono l’ascolto molto coinvolgente.

Così come riesce a cogliere le sottili sfumature di questi primi lavori, allo stesso modo Lisitsa non manca di vigore nelle parti più virtuosistiche, che caratterizzano in particolare le opere del periodo successivo.  L’Allegro di concerto op. 18 e la Polonaise op. 21 mostrano un ampliamento considerevole degli orizzonti tecnici da parte di Scriabin, che però rimane legato ad un certo lirismo esteso e disteso di natura chopiniana. Questo pianismo per lui nuovo era già stato utilizzato per una forma più ampia, nella prima sonata op. 6, ed è stato ulteriormente sviluppato nella Sonata-Fantasia, che non a caso si colloca tra le due opere.

Ma la svolta definitiva avviene con la scoperta del poema. La rivoluzione della forma e la ricerca di una complessità armonica che va oltre la tonalità hanno portato Scriabin ad uno sviluppo del linguaggio del tutto singolare, conclusosi con la rottura definita tanto delle strutture tonali, quanto dei nessi formali, e gli ultimi due Studi dell’op. 65, eseguiti da Lisitsa con il giusto carattere astratto, quasi improvvisativo, ne sono un grandissimo esempio.

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Pubblicato il 2015-11-25 Scritto da StefanoCascioli

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