Franco Donatoni, «Françoise Variazionen» a Bologna


Nell’interpretazione di Jeffrey Swann il ciclo integrale delle variazioni del compositore italiano, tra Brahms, Webern, Bartók


di Giampiero Cane


NEL PROGRAMMA DE “IL NUOVO L’ANTICO” che è la sezione concertistica più attenta alla musica recente del calendario del Bologna Festival, i nomi che più facilmente s’incontrano nel calendario d’ottobre sono quelli di Bartók, Webern e Donatoni. I primi due sono d’inizio Novecento, il terzo è appartiene alle esperienze post-Darmstadt; è un musicista che ha cominciato a pubblicare qualcosa negli anni Cinquanta per sviluppare appieno la propria potenzialità poi, direi soprattutto negli anni Ottanta.


«I dialoghi con Franco erano ancora più frammentari di queste sue Variazioni: ci si reincontrava a distanza di mesi e si riprendeva là dove il confliggere o l’abbracciarsi delle idee s’era interrotto»


jeffreyswann

L’ultimo concertista che ha avuto una serata in quella sezione è stato Jeffrey Swann, un pianista che ha sulle spalle più di mezzo secolo di diteggiature, dotato di una capacità di porgere che riesce a volte ad essere veramente affabile, uno strumentista affatto privo di divismo, ma sciolto ed elegante come non molti. Sembra guardare alla musica che esegue con un accenno di sorriso sulle labbra e certamente la porge al pubblico che lo segue senz’altezzosità alcuna e familiarmente, anche dove sia tecnicamente assai difficile.



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L'autore: Giampiero Cane

Dagli anni Sessanta critico musicale per quotidiani e riviste, collabora ancora oggi con il manifesto. Ha insegnato nell’Università di Bologna, avendo la cattedra di Civiltà musicale afro americana, ma coprendo per sei anni anche l’insegnamento di Storia della musica moderna e contemporanea. È autore di alcuni libri, tra io quali si possono ricordare Tre deformazioni dolorose: Sade, Rossini, Leopardi, Canto nero (sul free jazz), MonkCage (sul Novecento musicale Usa), e Confusa-mente il Novecento.

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