Festival Angelica, da Stockhausen a Cassandra Miller


Considerazioni dal Festival internazionale di musica di Bologna


di Giampiero Cane


«L’edizione di Angelica al Teatro San Leonardo a Bologna, in via San Vitale, dà il segnale della ‘repertorizzazione’ – oops! Sorry – anche di questa iniziativa che negli anni scorsi era cresciuta – finché crebbe – cercando panorami inediti e prospettive non ancora sondate. Tra il 14 e il 16 maggio Angelica si è evoluta in una tre giorni stockhauseniana, senza musiche nuove naturalmente, ma con pagine che ormai sono nel repertorio della musica d’autore del Novecento: Stimmung, Inori, Die 7 Lieder der Tage o il segno di un nuovo classicismo, persino capace di comicità in quanto pronipote in qualche modo della grandezza di Weimar, un picco culturale tale per cui non poté che conseguirne Hitler. Può ciò suggerire che fosse conseguente, forse necessario, che, dopo il cucù di Berlusconi alla Merkel non si potesse, noi, hic et nunc, che precipitare nel campetto dei lupetti capitanato dal Renzi?



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L'autore: Giampiero Cane

Dagli anni Sessanta critico musicale per quotidiani e riviste, collabora ancora oggi con il manifesto. Ha insegnato nell’Università di Bologna, avendo la cattedra di Civiltà musicale afro americana, ma coprendo per sei anni anche l’insegnamento di Storia della musica moderna e contemporanea. È autore di alcuni libri, tra io quali si possono ricordare Tre deformazioni dolorose: Sade, Rossini, Leopardi, Canto nero (sul free jazz), MonkCage (sul Novecento musicale Usa), e Confusa-mente il Novecento.

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